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L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA

L’Opinabile, n.2, febbraio 2017

Io non credo che possa esistere qualche processo di pensiero senza esperienze personali. (Hannah Arendt, La lingua materna.

di Antonio Marvasi

Steve Jobs, fiore all’occhiello del capitalismo tecnologico americano, era di origine siriana. Se nel secolo scorso l’America avesse avuto una politica di immigrazione come quella che Trump ha appena approvato, non sarebbe mai nata la Apple. E forse sarebbe stato un bene per l’umanità, ma questo è un altro discorso.

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Le edizioni Gallimard hanno pubblicato questo gennaio un libro, La Révolution culturelle du nazisme (La rivoluzione culturale del nazismo), di Johan Chapoutot, professore alla Sorbona di Parigi.

Sul sito dell’editore si legge: “Per i nazisti, la “cultura” era all’origine della semplice trascrizione della natura. Lo snaturamento è avvenuto quando i Semiti si sono istallati in Grecia, l’evangelizzazione ha introdotto il pensiero giudeo-cristiano e in seguito la Rivoluzione francese ha inventato assurde costruzioni ideologiche come l’uguaglianza, la solidarietà, l’astrazione del diritto…). Per salvare la razza nordica-germanica, bisognava fare una “rivoluzione culturale”, ritrovare il modo di essere degli Antichi e far di nuovo coincidere natura e cultura. Così, a partire da una riformulazione del diritto e della morale, l’uomo germanico ha creduto di poter agire seguendo ciò che chiedeva la sua sopravvivenza. Grazie alla riscrittura del diritto e della morale, diventava legale e morale ferire e uccidere.”

La tesi del libro solleva un punto fondamentale: “la barbarie non è follia“. Infatti, è troppo facile e deresponsabilizzante liquidare il nazismo e Hitler come follia e orrore. Si tratta di un processo quotidiano e pensato a fondo.

In un’intervista a France Culture, il prof. Chapoutot ha affermato: “Se il nazismo ha potuto prendere consensi e potere in una nazione di cultura come la Germania, è perché i nazisti hanno proposto una rivoluzione culturale”.

Gisbert Palmié, I premi del lavoro. Si tratta di un quadro rappresentativo dell’arte di regime. Il pittore, celebre negli anni 30 per i suoi ritratti di “donne ariane”, passò il dopoguerra in Georgia (USA), dove ritrasse, tra gli altri, il presidente J.F.Kennedy.

La battaglia, oggi come allora, si svolge sul campo culturale. Dogmi e ideologie che propongono sedicenti rivoluzioni culturali o naturalistiche hanno oggi più che mai un seguito di fedelissimi. Non è sufficiente reagire col disgusto e il silenzio, ma rispondere a colpi di cultura.

E’ una notizia che ha causato l’indignazione dei media occidentali ed è una notizia di cui abbiamo parlato tra i primi in Italia): parliamo della depenalizzazione della violenza domestica in terra russa, giunta attraverso un emendamento proposto dall’entourage putiniano.

Dopo 22 anni di regime e sei settimane di tensione e paura, il Gambia, piccolo stato dell’Africa occidentale circondato dal Senegal, ha potuto festeggiare la sua liberazione. Il momento di gioia per i gambiani è arrivato la notte del 21 gennaio, quando il dittatore Yahya Jammeh ha dichiarato ufficialmente che avrebbe lasciato il potere (VIDEO).

L’ex capo dell’Unione Sovietica ha fatto appello su Times a tutte le potenze nucleari per fermare la corsa agli armamenti.

Per la prima volta, i ricercatori hanno creato embrioni “chimerici”, contenenti cellule staminali di maiale e umane, come si legge su uno studio pubblicato Giovedi, 26 ° gennaio 2017 sulla rivista Cell.

Il 26 gennaio 2017, a Malta, in occasione del vertice dei ministri dell’interno dell’Unione europea a tema immigrazione, il presidente della Commissione europea, insieme al commissario all’interno e all’immigrazione Dimitri Avramopoulos e alla rappresentante per la politica estera dell’Unione europea Federica Mogherini hanno proposto il piano che sarà presentato ai capi di Stato e di governo la prossima settimana dalla Commissione europea.

L’esperienza non si può ereditare. L’esperienza è quel che resta aggrappato ai nostri tracciati neurali di un momento ben preciso, legato ad uno spazio e a un tempo in cui è immerso un io. Quel che si può ereditare è il racconto dell’esperienza, che non essa in sé per sé: all’altro non resta che accontentarsi di uno stadio secondario, già rivisto e digerito. Fare un racconto significa già volere dare un senso a quanto vissuto, anche solo dal punto di vista cronologico. L’immediatezza del sentire, invece, è completamente preclusa all’altro.

L‘Università di Foggia ho consegnato la laurea ad honorem in Filologia, Letterature e Storia a Niccolò Ammaniti, autore del celebre romanzo Io non ho paura, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2016/17. La cerimonia si è tenuta martedì 17 gennaio a partire dalle ore 10 nell’aula magna Valeria Spada della Facoltà di Economia. L’Università di Foggia è recentemente risultata la prima università pugliese e la seconda del Meridione nella graduatoria 2016 delle Università Italiane stilata e pubblicata dal Sole24Ore.