Simone Weil, “Nota per la soppressione generale de partiti”

Su L’Opinabile è pubblicata ogni mese una piccola rubrica, L’Alternativo, in cui si discute di diversi temi attuali, indicando però possibili soluzioni al di là del luogo comune, che possono anche lasciarci scettici, ma che ci permettono di vedere il tutto in una prospettiva diversa. Prendendo spunto dal tema trattato nel numero di Gennaio (scarica gratuitamente L’Opinabile), il sistema elettorale, vi proponiamo per questa fredda serata una piccola lettura ribelle.

In questi tempi di profonda crisi del sistema partitocratico che, in tutta Europa e in America, non sembra più adeguato a garantire la democrazia – o meglio, la libertà – può essere utile andare a rileggersi Simone Weil (1909-1943), filosofa, mistica, scrittrice e militante anarchica. Fu una brillante ellenista, commentatrice di Platone e di grandi testi letterari greci, oltre che dei grandi trattati religiosi e filosofici in generale. Il suo impegno politico agguerrito la spinse a scelte importanti, come lasciare l’insegnamento per vivere la condizione operaia, partecipò alla resistenza e visse diverse tristi avventure, il tutto condito da continui dolori fisici.

Venendo da una famiglia agnostica, non fu mai battezzata, ma si considerava, ed è oggi riconosciuta, come una mistica cristiana; studiò anche, tuttavia, le scritture sacre indù. Il suo pensiero e i suoi scritti si caratterizzano per un discorso in cui un misticismo naturale si fonde alla ragione filosofica e scientifica per approdare a una dimensione politica dell’esistenza. Il filo conduttore della sua filosofia è il concetto di verità, faro e dovere imperioso e imperante, intesa filosoficamente, ma anche religiosamente, come unica, universale ed eterna, e bisogno esistenziale dell’anima umana, tra tutti i bisogni, il più sacro.

Andare a curiosare su Simone Weil, quindi, ma non chissà quale mattone filosofico; giusto un piccolo testo, un pamphlet pubblicato per la prima volta nel 1950, cioè sette anni dopo la morte dell’autrice, sulla rivista frances La Table Ronde (numero 26, per l’esattezza), e ripubblicato recentemente dalla piccola casa editrice Sillage, con un enorme successo in Francia, a riprova di quanto le tematiche affrontate siano di una stravolgente attualità in tutta Europa.

Si tratta di un’idea oggi ben nota in Italia: la filosofa francese scrive infatti una Nota sulla soppressione generale dei partiti politici:

« Les partis sont un merveilleux mécanisme par la vertu duquel, dans toute l’étendue d’un pays, pas un esprit ne donne son attention à l’effort de discerner, dans les affaires publiques, le bien, la justice, la vérité. (…) Si on confiait au diable l’organisation de la vie publique, il ne pourrait rien imaginer de plus ingénieux. »

(I partiti sono un meraviglioso meccanismo grazie al quale, su tutto il paese, non una sola testa presta attenzione allo sforzo di discernere, negli affari pubblici, il bene, la giustizia, la verità. (…) Se confidassimo al diavolo l’organizzazione della vita pubblica, non potrebbe immaginare nulla di più ingegnoso.)

“Come dare, infatti, agli uomini che compongono il popolo di Francia la possibilità di esprimere qualche volta un giudizio sui grande problemi della vita pubblica ? – si chiede la filosofa – Come impedire, nel momento in cui si interroga il popolo, che circoli attraverso lui qualche sorta di pazzia collettiva? Se non si riflette su questi due punti, è inutile parlare di legittimità del sistema repubblicano”.

Quindi, propone Simone Weil, è necessario sopprimere, sic et simpliciter, i partiti politici, “organismi pubblicamente, ufficialmente, costituiti in modo da uccidere nell’anima il senso della verità e della giustizia”. I partiti sono per definizione al servizio di una ideologia alla quale fanno propaganda – ne va della loro stessa esistenza – ed essendo lo scopo della propaganda quello di convincere, e non di “comunicare la luce” (sic), i partiti non possono che essere nocivi alla società politica.

“Supponiamo che un membro di un partito – deputato, candidato o un semplice militante – prenda pubblicamente il seguente impegno : « ogni volta che esaminerò un problema politico o sociale, mi impegno a dimenticare completamente il fatto che sono membro di tal gruppo, e a preoccuparmi esclusivamente a discernere il bene pubblico e la giustizia.” Questo linguaggio sarebbe accolto molto male. I suoi compagni, e anche molti altri, l’accuserebbero di tradimento. I meno ostili direbbero: “Ma allora, perché ha aderito a un partito?”

 

 

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