De Magistris, Saviano e una serie di luoghi comuni

Luigi De Magistris è una figura che da sempre ha il mio rispetto, per via del suo grande impegno nel cercare di rivitalizzare un territorio da troppo tempo martoriato, qual è la città di Napoli. Eppure, nella sua diatriba con lo scrittore Saviano, non posso esimermi dal notare una caduta di stile, una voler cedere a un immaginario ingiusto creatosi intorno a Saviano, solo per catturare consensi all’interno di un bacino di utenza del mondo dei social network che spesso guarda con malumore al famoso autore di Gomorra.

Di seguito un estratto, quello finale, dell’intervento di De Magistris [1], in risposta a un’intervista di Dario Del Porto a Roberto Saviano [2] nel quale lo scrittore commentava un fatto di cronaca avvenuto il 4 Gennaio 2017 [3]:

Più racconti che la camorra è invincibile e che Napoli è senza speranza e più hai successo e acquisisci ricchezza. Caro Saviano ti devi rassegnare: Napoli è cambiata, fortissimo è l’orgoglio partenopeo. La voglia di riscatto contagia ormai quasi tutti. Caro Saviano non speculare più sulla nostra pelle. Sporcati le mani di fatica vera. Vieni qui, mischiati insieme a noi. Ai tanti napoletani che ogni giorno lottano per cambiare, che soffrono, che sono minacciati, che muoiono, che sperano, che sorridono anche. Caro Saviano, cerca il contatto umano, immergiti tra la folla immensa, trova il gusto di sorridere, saggia le emozioni profonde di questa città. Saviano pensala come vuoi, le tue idee contrarie saranno sempre legittime e le racconteremo, ma per noi non sei il depositario della verità. Ma solo una voce come altre, nulla più. E credimi, preferisco di gran lunga le opinioni dei nostri concittadini che ogni giorno mi criticano anche, ma vivono e amano la nostra amata Napoli. Ciao Saviano, senza rancore, ma con infinita passione ed infinito amore per la città in cui ho scelto di vivere e lottare.

Un primo problema da evidenziare è il fatto che De Magistris non consideri il lavoro di Saviano “fatica vera”. Questo, purtroppo, viene ripescato da un luogo comune, piuttosto dozzinale, in cui l’opera intellettuale non viene vista come un lavoro vero, poiché non ci si sporca le mani. Tale argomento vorrebbe contrapporre l’azione fisica a quella intellettuale come se la prima fosse l’unico vero modo di agire, mentre il secondo sia solo un ‘chiacchierare’, un ‘prendere tempo’, un pallido riflesso di ciò che dovrebbe essere. Un platonismo al contrario, dove il mondo delle idee si limita a essere un al di là pieno di fantasmi.

Inoltre, De Magistris invita Saviano a sorridere, a immergersi nelle “emozioni profonde” della città. Anche questo punto rievoca un certo mito meridionale, propriamente partenopeo, in cui l’uomo del Sud viene sempre disegnato come allegro, nonostante le numerose avversità. Saviano, con il suo volto austero, frutto di una vita dolorosa trascorsa lontana dagli affetti e sempre sotto scorta, entra in contrasto con la luminosità di questo volto napoletano sempre sorridente. Per questo, la gravità che spesso delinea l’espressione di Saviano è come se tradisse l’animo sincero di Napoli, smorfioso e ‘pulcinellesco’. In realtà Saviano rinuncia a una maschera, ormai utile soltanto per strappare qualche risata in rappresentazioni ‘macchiettistiche’ del Sud, in favore di un impegno che non ha paura di guardare in faccia la drammaticità dei fatti. Fatti di sangue, di droga, di violenza, di rapina, di corruzione.

Saviano si concentra sul lato oscuro di Napoli perché quello è il suo ruolo, il suo lavoro, e non si capisce perché debba essere altrimenti: ancora una volta si va a caccia dell’immagine dello scrittore luminoso, del poeta che sospira in riva al mare e piange di fronte alle meraviglie del passato. Il mito romantico dell’autore tutto intenerito di fronte alla bellezza condiziona ancora la visione di molte persone intorno alla letteratura, impedendo loro di comprendere che esistono altre modalità di scrittura, in cui l’urgenza della denuncia prende il sopravvento sulla narrazione della bellezza. Bellezza che, ovviamente, può essere cantata, ma non si capisce perché questo debba essere il ruolo di Saviano. Ogni scrittore si ritaglia la propria sfera di interesse e Saviano ha scelto la criminalità. Saviano ha la verità in tasca? Certo che no. Ma bisogna prendete atto di una cosa: a Napoli, e non solo a Napoli, la violenza esiste, nonostante un centro città patrimonio dell’UNESCO, mille turisti, una storia dalla straordinaria bellezza.

 

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