Zulu contro Luchè: a Napoli è tempo di polemica social

Tutto nasce da un post di Francesco Tierresse, professione fonico. “6000 ragazzetti paganti al Palapartenope per Luchè ti fanno addirittura rimpiangere gli anni del Pulcino Pio. E sembra che purtroppo sarà sempre peggio”.

Luchè è un noto rapper napoletano, sulla scena da ben oltre un decennio: ha formato per 15 anni i Co’Sang con Ntò, adesso prosegue da solista (è dello scorso luglio il suo ultimo album, Malammore, prodotto da Roccia Music, etichetta di Marracash). Grazie ad una indubbia capacità di adattarsi al mutante contesto del rap italiano, Luchè prosegue sulla cresta dell’onda, arrivando financo a riempire un palazzetto dello sport nella sua Napoli (e un sold out per un concerto rap rappresenta ad ogni modo un gran risultato).

E proprio il Palapartenope riempito ha rappresentato il casus belli della polemica social di cui vi parleremo di seguito: perché Francesco Tierresse anziché gioire del successo altrui s’è trovato a scrivere il succitato status e Luchè, dal canto suo, a rispondere (mai dargli del Pulcino Pio, d’altra parte):

“Mi fa male dover pubblicare questo schifo nel giorno del mio compleanno ma la gente deve sapere questi chi sono davvero, si tratta del fonico dei 99 posse che ha scritto questa cosa su di me”.

“La cosa più grave sono stati i commenti sotto specialmente da parte del grand’uomo Marco Messina uno dei membri principali dei 99 che insieme alla moglie di Zulu si sono scatenati in insulti davvero squallidi e per lo più cattivi verso non solo la mia musica bensì la mia persona. Oltre a loro una serie di commenti da parte di gente che non conosco ma che a quanto pare crede di conoscere me a tal punto di parlarmi cosi”.

E a gli attacchi personali, Luchè ha pensato di rispondere con ulteriori attacchi, tra riferimenti alla – passata – tossicodipendenza del frontman dei 99 Posse (di cui non è mai stato fatto mistero), offese artistiche (all’altro membro dei 99 Posse, Marco Messina – tra i commentatori dello status incriminato: “i tuoi beat o produzioni sono orribili. Non hai stile ,musicalità e originalità”), accuse di incoerenza (“Io non posso parlare di soldi, troie, pistole ad acqua e finte palazzine e voi potete parlare di comunismo sotto Major?”) e accuse di borghesia (“forse siete delle zone buone e non siete mai venuti nel “ghetto”? Io nel ghetto ci sono nato e molte persone vicine a voi venivano a comprarci l’eroina”).

Dal canto suo, Zulu – unica espressione delle politicizzate Posse ad essere ancora sopravvivente – ha risposto, sempre su Facebook, provando a mettere fine alle polemiche (di seguito, vi proponiamo un estratto delle sue parole): “Luchè è stato attaccato senza motivo da un mio socio, il cui pensiero assolutamente non rispecchia né tantomeno rappresenta quello dei 99 posse. […] Io voglio provare ad essere quello lucido per cui non mi concentrerò sulle cattiverie lette […] considerandole… fallo di reazione… Mi concentrerò invece sulla vicenda specifica e sarò brevissimo: Marco Messina ha sbagliato, e pure di grosso, e non solo a parlare ma, a quanto devo dedurre, proprio a pensare le cose scrive, ed in tutta questa vicenda mi sento molto più vicino e solidale a Luchè, nonostante tutte le differenze, e sono tante, che ci potrebbero porre agli antipodi, perché sono cresciuto a pochi chilometri da lui, in mezzo agli stessi palazzi, e conosco le difficoltà, le porte in faccia e le strade in salita che deve affrontare chi, partendo da lì, ha la presunzione e l’arroganza di pensare di farcela, e di farlo. E tanto basta”.

Dopo la diatriba tra Saviano e De Magistris – di cui s’è parlato tanto (anche noi non abbiamo potuto esimerci dallo scriverne) – su chi fosse più antimafia, Napoli torna alla ribalta per una polemica in salsa social. E, anche in questo caso, saranno i tuttologi del web a stabilire chi è più real tra Zulu e Luchè.

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