Il futuro incerto della scienza sotto l’amministrazione Trump

(IMAGE CREDIT: STARTRAKS PHOTO)

Come cambierà il panorama della ricerca scientifica nella transizione dall’amministrazione Obama a quella di Trump? In verità Trump ha rilasciato poche dichiarazioni pubbliche sull’argomento, sia prima che dopo la propria elezione. Tuttavia alcuni segnali di radicale cambiamento traspaiono già dalle disposizioni dei primi giorni di presidenza, e dalle nomine dei suoi collaboratori, che appaiono poco preparati se non addirittura sostenitori di teorie pseudoscientifiche (ad esempio, nove giorni prima del suo insediamento, Trump aveva proposto il nome di un sostenitore del collegamento tra vaccini e autismo a capo di una commissione sulla sicurezza dei vaccini). Vediamo in cosa consistono, e come si contestualizzano rispetto al bilancio dell’eredità scientifica degli otto anni di presidenza Obama.

La prima decisione controversa  è stata la nomina dell’ex governatore del Texas, Rick Perry, a segretario del Dipartimento per l’Energia (DOE). Perry non ha esperienza tecnica nel campo, al contrario del suo predecessore, il fisico nucleare Ernest Moniz, che aveva assistito l’amministrazione Obama durante i negoziati sul nucleare iraniano. Inoltre Perry, che in passato aveva addirittura sostenuto che la DOE andrebbe abolita, si professa scettico a proposito delle evidenze scientifiche sul cambiamento climatico, come anche Donald Trump, in netta controtendenza rispetto alla gestione precedente. Il fisico John Holdren, che per quasi otto anni è stato il consigliere scientifico di Obama e il direttore dell’Ufficio per le politiche scientifiche della Casa Bianca, aveva dichiarato in un’intervista rilasciata lo scorso 6 Luglio a Nature: “Abbiamo fatto il possibile, usando la nostra autorità esecutiva, per portare avanti una politica sensibile sul cambiamento climatico. Abbiamo promosso i più ambiziosi standard per ridurre le emissioni di anidride carbonica e l’importanza economica dei combustibili. […] Abbiamo incentivato, nella misura consentita dai nostri budgets, le rilevazioni geofisiche e la ricerca scientifica sul clima.” Trump, al contrario, ha annunciato che revocherà le restrizioni di Obama sul clima, e ha promesso di rinegoziare gli accordi di Parigi. Particolare inquietante: ha chiesto alla DOE di fornire i nomi di ogni singolo individuo coinvolto negli accordi di Parigi.

Appare perciò molto probabile che la nuova amministrazione metterà all’angolo la ricerca sulle emissioni di anidride carbonica e sul contributo dei combustibili fossili al riscaldamento globale. Di conseguenza, alcuni ricercatori stanno già copiando le banche dati governative sul clima, nel timore che Trump tagli i fondi a questo settore. Marcia McNutt, presidente della US National Academy of Sciences, ha dichiarato che fondazioni private sono interessate ad acquisire questi dati e a investire miliardi di dollari nella ricerca sul cambiamento climatico, ma mette in guardia: “Non voglio che ciò diventi un pretesto per dire che ciò può essere fatto da filantropi privati, e che quindi il Governo non ha bisogno di disporre finanziamenti pubblici.”

Trump appare però intenzionato a proseguire per la sua strada, e ha imposto all’EPA, l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente, di interrompere temporaneamente le proprie comunicazioni sia a mezzo stampa, sia sui siti internet e sui social network. Per quanto simili provvedimenti siano già stati presi dalle scorse amministrazioni, e in teoria rappresentino il normale iter di avvicendamento, nel caso specifico alcuni dettagli destano preoccupazione. Infatti due impiegati dell’EPA, che hanno chiesto di non essere identificati, hanno rivelato a Reuters che Trump ha imposto all’agenzia di rimuovere dal proprio sito la pagina sul cambiamento climatico, che contiene link sulla ricerca scientifica sul riscaldamento globale, e anche dati dettagliati sulle emissioni. Questi dati potrebbero andare persi.

Ancora, Martedì 24 Gennaio Trump ha firmato due ordini esecutivi per ricominciare i lavori di costruzione degli oleodotti Keyston XL e Dakota Access, due impianti avversati dagli ambientalisti, che erano stati congelati da Obama. In proposito, il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer ha dichiarato che gli USA si apprestano a una “rivoluzione energetica”, e che le decisioni di Martedì porteranno “decine di migliaia di posti di lavoro”.

Insomma, questi primi provvedimenti vanno nella direzione di una decostruzione dell’operato di Obama, decostruzione che Trump non ha mai nascosto di voler attuare in quasi tutti gli ambiti dell’attività politica. Ma in cosa consiste l’eredità scientifica di Obama, che Trump potrebbe ridimensionare? Oltre alle politiche sul cambiamento climatico, Obama lascia una serie di importanti iniziative nel campo biomedicola cancellazione delle restrizioni alla ricerca sulle cellule staminali embrionali (2009), che allora l’attuale vicepresidente Pence definì “immorale”; il lancio di BRAIN, iniziativa per la mappatura del cervello umano (2013); la Precision Medicine Initiative, che include l’ambizioso progetto di mappatura e condivisione delle informazioni genetiche di un milione di persone (2015); il lancio di Cancer Moonshot, un investimento da 1 milione di dollari per raddoppiare la velocità della ricerca sul cancro in un periodo di 5 anni (2016).  A queste si aggiungono una serie di iniziative per promuovere la robotica e altre tecnologie innovative, in partnership con le industrie private.

Le politiche scientifiche dell’amministrazione Obama non sono state, però, esenti da critiche. La più importante è che l’equilibrio tra ricerca di base e ricerca applicata si è spostato in favore di quest’ultima, con la ricerca di base messa più in secondo piano. Inoltre gli è stato anche rimproverato che, oltre a stanziare più fondi, avrebbe dovuto fare molto di più per coordinare in maniera organica l’utilizzo delle risorse già esistenti.

Va anche detto che, per gran parte della durata dei suoi due mandati, Obama ha dovuto convivere con un Congresso politicamente ostile, e che di conseguenza la maggior parte dei provvedimenti sono stati emanati per decreto esecutivo presidenziale, risultando così ridimensionati rispetto alle intenzioni iniziali. Tra questi rientra anche la nomina di 29 nuove aree territoriali protette, che però alcuni politici repubblicani hanno suggerito a Trump di emendare, se non addirittura abolire del tutto.

Al contrario di Obama, Trump potrà contare su un Congresso favorevole, e quindi avrà gli strumenti per intervenire con decisione e celerità. Noi non ci arrischiamo a fare previsioni nell’uno o nell’altro senso. Ci limitiamo a prendere atto che i segnali che arrivano da questi primi giorni di presidenza sono però poco incoraggianti.

Costantino Pacilio

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