Crescono le università italiane ma, su scala mondiale, molto c’è ancora da fare per raggiungere i massimi livelli. E’ quanto emerge dalla fotografia ‘scattata’ da Quacquarelli Symonds nell’ambito del World University, una sorta di classifica dei migliori atenei al mondo sia a livello generale che per singole discipline; per realizzare il ranking, iniziato nel 2004 per valutare i migliori atenei del mondo, sono state prese in esame 185 milioni di citazioni, 149mila risposte dei responsabili delle risrse umane, 305mila da parte degli accademici e ben 49 milioni di papers, allo scopo di tracciare una classifica estremamente accurata. E se le università del Belpaese, globalmente, non risultano ancora sufficientemente competitive, riescono a mostrare la loro forza nelle specificità delle discipline.

Nel ranking generale delineato da Qs infatti, l’Italia si piazza solo al 187° posto con il Politecnico di Milano, che risulta essere però nella top 100 al mondo per 10 discipline ed in particolare in Arte e Design, ambito nel quale passa dalla 10a alla 7a posizione al mondo, regalando il miglior risultato in una singola disciplina mai ottenuto prima d’ora da parte di un’università italiana. Ottimi sono i risultati di questo Ateneo anche in Architettura, dove sale dalla 15a alla 14a posizione, ricofermandosi al 14° posto anche in Ingegneria Civile, ma deve fare i conti con il forte arretramento di Ingegneria meccanica che dalla 18a piazza dell’ultima certificazione Qs, raggiunge addirittura la 29a. Al top della classifica generale, con 36 materie di studio nelle prime 10 posizioni, su un totale di 46 discipline prese in esame, troviamo invece l’Università di Cambridge seguita da quella di Berkeley, California, con 34 piazzamenti.

Si torna in Inghilterra per la terza piazza, con l’Università di Oxford a parimerito con quella americana di Harvard, entrambe con 32 materie ma con Harvard che vanta ben 15 primi posti. La classifica prosegue con tre Atenei nordamericani: si comincia con Stanford, proseguendo con il Massachusetts Institute of Technology e l’Università della California rispettivamente con 32, 21 e 14 piazzamenti; da segnalare i 12 primi posti dell’università del Massachusetts. Un vero e proprio dominio anglo-americano dunque con sei americane e tre inglesi nei primi dieci posti: da segnalare oltre alla London school of economics, che totalizza 13 piazzamenti seguita, all’ottavo posto dall’americana Yale con 12, dalla Eth, il Politecnico federale svizzero con 10 discipline piazzate e, per concludere, con i 10 piazzamenti di Princeton.

Tornando in Italia invece, l’Alma Mater di Bologna risulta essere l’università con il maggior numero di discipline, ovvero 21, con ottimi piazzamenti in Archeologia, dove l’Ateneo bolognese passa dalla 36a alla 32a posizione, in Anatomia (38esima) ed in Legge (47esima). Guardando invece alle macro aree di studio, ovvero Scienze sociali e del Management, Ingegneria e Tecnologia, Arte e Materie umanistiche, Biologia e Medicina, Scienze Naturali, è l’Università commerciale Bocconi di Milano a distinguersi con un buon diciassettesimo posto, migliorando di cinque posizioni, seguita dal Politecnico di Milano, in testa a livello nazionale in Ingegneria e Tecnologia e ventiquattresimo nella classifica internazionale e, 52esimo, il Politecnico di Torino. sulle singole discipline la Bocconi migliora in Economia ed Econometria passando dalla 17a alla 16a posizione ma scende sia in Business e Management (dalla 10a all’11a) che in Finanza (dalla 27a alla 33a).

L’università più frequentata d’Italia è La Sapienza di Roma, che può vantare un 14° posto al mondo in Archeologia mentre è 44a in Fisica e Astronomia, risultando complessivamente nella top 100 al mondo in 13 diverse discipline tra le quali Farmacia, Lingue Moderne, Matematica, Storia ed Atropologia. Sempre nella Capitale, da rilevare l’ottima crescita del Conservatorio Santa Cecilia in Arti dello Spettacolo, che in un solo anno è passato dal blocco tra il cinquantesimo ed il centesimo posto alla 28a posizione. Risaliamo chiudendo l’analisi delle Università italiane tornando al Politecnico di Torino, ottimo lo scatto all’insù di Ingegneria Civile che dal 37° passa al 35° posto e di Architettura, dal 50° al 46°. Chiudiamo con le altre università Milanesi, la Cattolica con 12 discipline ne primi cento posti e l’Università degli Studi con 5 materie nelle prime cento, a cominciare da Farmacia al 46° posto, proseguendo con Filosofia, Legge, Medicina e Lingue Moderne.

Daniele Orlandi

Le azioni dell’Ungheria contro i migranti si sono fatte, negli ultimi mesi, più concrete che mai. A cominciare dall’approvazione di una legge che prevede l’immediato arresto, con reclusione, dei migranti entrati illegalmente in territorio magiaro, un provvedimento che ha scatenato forti critiche da parte dell’Unione Europea. Ma non solo perchè il governo ha deciso l’immediato fermo di qualsiasi persona entri nel territorio nazionale per chiedere asilo e dispone che venga spostata nei centri di raccolta allestiti presso il confine. Il Paese non ama limitarsi alle promesse bensì passare subito ai fatti e così, nelle scorse settimane, sul confine tra Ungheria e Serbia sono stati posizionati i primi container ad uso abitativo e costruiti a schiera che ospiterano i migranti; andando a dar forma ad un enorme campo nel comune di Röszke a sud di Szeged (Seghedino), un paese di circa 3000 abitanti vicino al quale abiteranno, almeno per il momento, centinaia di migranti. Si parla di condizioni difficili con situazioni di sovraffollamento con stanze di una decina di metri quadrati e almeno cinque letti per stanza, con enormi difficoltà anche nel compiere semplici movimenti, oltre al fatto che gli alloggi provvisori risultano spesso esposti agli agenti atmosferici, rendendo la vivibilità del campo di Röszke, ma anche di quello di Tompa, estremamente difficili.

Insomma è questa la strategia per un’ancora maggiore sicurezza interna, messa in atto dal primo ministro ungherese Viktor Orbàn per il suo Paese-fortezza: impedire provvisoriamente l’ingresso anche alle persone che vorrebbero entrarvi legalmente, obbligandole ad una sorta di detenzione sulla linea di confine in attesa di esaminare la loro richiesta d’asilo. Per gli irregolari invece nessuna tolleranza: l’arresto è immediato per tutti coloro che tentano di varcare il muro al confine serbo-magiaro, e altrettanto immediata è la procedura per rimandarli indietro. E da questo punto di vista i piani del premier nazionalconservatore prevedono nuovi fatti concreti: a cominciare dal completamento del secondo muro anti-migranti, una seconda barriera protettiva in costruzione lungo il confine con la Servia che il leader magiaro intende vedere completata entro il prossimo mese di maggio. Secondo il leader magiaro si tratta di un’opera “necessaria” in quanto, ha sottolineato, “riteniamo che non sia una decisione saggia affidarsi alla Turchia per arrestare le prossime ondate migratorie, nel momento in cui la Ue critica Ankara, la definisce non democratica, è coinvolta in continue polemiche con la leadership turca”.

Il nuovo muro di confine farà seguito a quello costruito a partire dal 2015 per far fronte alla prima grande ondata migratoria: sorgerà proprio alle spalle della prima barriera, fungendo da ‘sistema intelligente’ poichè dotata di tecnologie all’avanguardia, compresi numerosi sensori in grado di percepire anche il minimo movimento umano, che verranno installati a distanza di 15 centimetri l’uno dall’altro, allo scopo di “arrestare qualsiasi ondata migratoria di qualsiasi entità”, ha spiegato Orbán. Oltre alle barriere il confine è presidiato da mezzi della polizia e della guardia di frontiera, oltre che dagli uomini dell’Honvedség, l’esercito ungherese e sono dotati di diversi sistemi di visori notturni, oltre che di apparati a raggi infrarosso, oltre che di mezzi a terra come le jeep Hummer e gli elicotteri; il confine, dunque, è già oggi praticamente invalicabile e nonostante le accuse di diverse organizzazioni non governative in merito ai presunti metodi violenti utilizzati dalle autorità nei confronti dei profughi, mancano ad oggi prove concrete che ciò effettivamente avvenga.

Secondo il premier la tregua negli arrivi dei migranti, calati nell’ultimo periodo, è soltanto provvisoria e l’Ungheria rimane un paese “sotto assedio”, da parte di coloro che, fuggendo dalla guerra, intendono passare da Budapest per raggiungere l’Europa. Viktor Orbán non sembra dunque minimamente intenzionato a fare un passo indietro, portando avanti la sua politica repressiva ed aggressiva, fortemente osteggiata dal resto d’Europa in quanto violerebbe, a causa di molteplici fattori, il diritto comunitario e i diritti umani.

Daniele Orlandi

L’arrivo a roma di Hostmaker, il più grande gestore europeo di soggiorni Airbnb, sta portando gli operatori storici della Capitale a ripensare al loro approccio nei confronti dei viaggiatori. Quella di Airbnb è stata una vera e propria esplosione nel mondo degli alloggi, giustificata da un fattore: rendere la vita più semplice ai proprietari delle case da affittare per un certo periodo di tempo e offrire ai viaggiatori una nuova esperienza in fatto di alloggio. Società come Hostmaker, nata nel 2014 grazie alla geniale idea del 33enne Nakul Sharma, hanno ulteriormente potenziato questa piattaforma ampliandone la gamma di servizi; in meno di due anni la startup pensata per la sharing economy è infatti diventata una società leader nella hospitality sbarcando a Londra, Parigi, Barcellona e, da poche settimane, a Roma. Se da un lato il sito di Arinbnb permette di trovare il miglior prezzo per il proprietario (grazie ad uno speciale algoritmo studiato ad hoc) la startup consente di organizzare l’intera gestione del soggiorno, con notevoli vantaggi sia per i proprietari delle abitazioni che per gli ospiti che vi trascorreranno alcuni giorni o settimane. In sostanza Hostmaker è in grado di trasformare un appartamento in una vera e propria esperienza a cinque stelle, fornendo una serie di servizi tagliati su misura per l’ospite, che vanno dal cambio della biancheria alla gestione dell’arredamento, fino allo scambio delle chiavi al welcome pack, offrendo di fatto standard di lusso ed un’assistenza personalizzata e disponibile 24 ore su 24, sette giorni alla settimana. E l’idea piace, dal momento che la startup ha ottenuto importanti finanziamenti, tra i quali i 6,5 milioni di dollari erogati da Ventech e Dn Capital.

L’esperienza di Airbnb nasce diversi anni fa, nel 2008, quando è stato lanciato il portale che mette tra loro in contatto persone che dispongono di un’abitazione da affittare e persone in cerca di una camera o di un intero alloggio per brevi periodi di tempo. La società di San Francisco, forte di una quotazione miliardaria più che raddoppiata nel giro di pochi anni, è riuscita a mandare in frantumi modelli di business consolidati, andando a colpire anche il mercato alberghiero: l’Italia, peraltro, è il terzo paese al mondo, dopo Stati Uniti e Francia, nella classifica interna di Airbnb e questo basta per spaventare gli albergatori; con l’arrivo nella Capitale di Hostmaker, poi, gli annunci Airbnb su Roma sono aumentati esponenzialmente e l’impatto sul settore si è fatto sentire. Diverse ricerche dimostrano infatti, numeri alla mano, che Airbnb fa davvero concorrenza agli hotel, sottraendo guadagni agli albergatori, con un impatto sui ricavi degli hotel stimato, nel 2015, tra l’8 ed il 10%.

Il gigante online con oltre 3 milioni di annunci in tutto il mondo supera di gran lunga il milione di camere offerte dal più grande gruppo alberghiero al mondo, Marriott International. A Roma in particolare gli annunci ‘sono spuntati come funghi’, come sottolineato da Bernabo Bocca, presidente di Federalberghi. E gli albergatori sono sul piede di guerra lamentando condizioni di concorrenza sleale legate al fatto che i privati non sono obbligati a pagare le tasse o rispettare le medesime normative ambientali e di sicurezza degli alberghi. I proprietari degli hotel in Italia stanno spingendo per fare in modo che venga creato un registro che consenta al fisco di tenere traccia degli affitti perchè, come sottolineato da Bocca, ‘non siamo contro la concorrenza sana, ma le regole, nel medesimo mercato, devono essere le stesse per tutti’. Ad oggi l’impatto del fenomeno Airbnb sul settore alberghiero in Italia è difficile da valutare: lo scorso anno i turisti nazionali ed internazionali hanno totalizzato un miliardo di notti trascorse in hotel o appartamenti e, secondo l’Istituto Iriss, un ente di ricerca italiano, solo il 40% di queste notti sarebbero state trascorse in un hotel regolamentato mentre il restante 60% sarebbe stato trascorso in affitti di camere o case.

Basti pensare che nel 2016, anno del Giubileo e quindi di grande importanza turistica per la Capitale, non si è registrato un incremento di pernottamenti nelle strutture alberghiere di Roma. “Naturalmente alcune persone hanno deciso di non venire a causa delle preoccupazioni legate al terrorismo, – ha sottolineato Bocca – ma gli altri devono aver affittato appartamenti utilizzando piattaforme come Airbnb“. Ed il prezzo non è l’unico fattore concorrenziale: Aribnb gode di tassi di soddisfazione più elevati rispetto a molti concorrenti, come rilevato da un sondaggio di Goldman Sachs del 2016, secondo cui tre persone su quattro, tra quelle intervistate, hanno riutilizzato il servizio. C’è anche chi, come Douglas Quinby di una società di ricerche di viaggio chiamata Phocuswright, sottolinea che, se comparato a Booking.com o Expedia, utilizzare Airbnb è come recarsi in un Apple Store rispetto a BestBuy. Contestando però il dare troppa importanza ai tentativi di reinventare l’esperienza di viaggio: secondo Quinby lo slogan ‘live like a local’ di Airbnb sarebbe solo branding ma non troverebbe un riscontro concreto perchè ad oggi la maggior parte dei viaggiatori non sono interessati a vivere un’esperienza speciale presso chi li ospita.

Ma pernottare in un appartamento con vista su Piazza di Spagna sembra essere, per i viaggiatori, più soddisfacente che soggiornare in un hotel di lusso nella medesima area della città. anche se non tutti la pensano così, il successo di Airbnb è infatti legato al tipo di esperienza che permette di vivere. I turisti infatti vivono sensazioni ed emozioni più reali sentendosi maggiormente integrati e vicini allo stile di vita della località nella quale si trovano. C’è poi chi come Marc Socker, alla guida di Invesco Real Estate sostiene che l’impatto di Airbnb sul settore alberghiero sia stato sopravvalutato: ‘sta rosicchiando clientela al settore, in particolare dalla fascia più economica del mercato. Ma l’occupazione degli hotel è più alta che mai, grazie ai turisti e viaggiatori provenienti dai mercati emergenti e ai voli a basso costo”.

Insomma c’è anche chi ritiene che, invece di ‘rubare’ clienti, Airbnb abbia dato forma ad un nuovo mercato per i soggiorni in città e spinto gli albergatori a rispondere alla concorrenza con investimenti mirati, come sottolineato anche da Biagio Tumino di Bnbsitter, società di gestione per gli affitti brevi Airbnb con una serie di servizi on demand tra i quali la pulizia, il cambio asciugamani, il check-in ed il check-out. Ha permesso a chi ha un certo budget di trascorrere in città come Roma più di due o tre giorni nel corso dei quali, con quel budget, soggiornerebbe in hotel; inoltre l’aumento della concorrenza ha portato gli albergatori ad incrementare gli investimenti per la ristrutturazione delle strutture più vecchie, con effetti positivi sul mercato. Tumino concorda con Quinby: “oggi gli ospiti Airbnb sono simili agli ospiti di un hotel: si aspettano servizio, qualità ed un frigo pieno. Per una famiglia di quattro persone l’appartamento risulta ovviamente più comodo in quanto è possibile cucinare, prendersi cura dei figli e stare insieme”.

Insomma forse è ancora presto per valutare l’effettivo impatto di Airbnb in Italia ed in particolare in città come Roma: da un lato l’assenza di alcuni servizi, come il concierge disponibile 24 ore su 24, confermano che deve ancora farsi strada nel business del settore, dall’altro le startup che gestiscono diversi servizi correlati all’affitto stanno riducendo il gap con gli hotel. Inoltre negli ultimi due anni Airbnb ha investito molto nel mercato del lusso, con annunci per castelli e case di lusso, elemento questo che potrebbe, sul breve periodo, giocare a suo favore.

Quali sono i vantaggi di Airbnb e quelli degli hotel?

Con Airbnb il risparmio è assicurato ed è anche sostanzioso, solitamente variabile tra il 25 ed il 50% rispetto ai prezzi di un hotel ma la pulizia, a soggiorno terminato, si paga a parte. L’esperienza è assicurata: alloggiando in un appartamento ci si cala completamente nella realtà locale della città; si possono anche ricevere consigli dagli host, poichè sono persone che vivono in quella città, su locali, eventi e monumenti da visitare. Vi sono servizi sempre gratuiti, come il Wi-fi; è presente la cucina e in alcuni casi viene offerta gratuitamente anche la bicicletta. Grazie alle startup che gestiscono i servizi extra di Airbnb, a fronte di un extra si possono ottenere altre comodità, dall’assistenza al cambio biancheria.

Per quanto riguarda gli hotel il vantaggio principale è la comodità, ovvero la flessibilità degli orari di arrivo e partenza. La disponibilità dello staff 24 su 24 e la presenza di un concierge, sono elemento di fondamentale importanza. Senza dimenticare i servizi in camera, dalla pulizia al letto rifatto e la possibilità di cancellare, spesso gratuitamente, la prenotazione fino a 24 prima dell’arrivo. Altro vantaggio è la possibilità di cenare in albergo, grazie a bar, ristorante interno o servizio in camera; elemento questo di grande interesse per i viaggiatori d’affari che non hanno molto tempo per cercare un ristorante e preferiscono evitare di muoversi dall’albergo. Infine l’hotel offre molti servizi ausiliari come la palestra, la spa o la piscina non sempre presenti in un alloggio privato. Per chi viaggia per lavoro vengono inoltre messe a disposizione sale meeting attrezzate.

Daniele Orlandi

(Immagine: Gerda e Einer Wegener di fronte a un quadro di Gerda, 1925).

Gerda Wegener illustrò per anni, e con grande successo, le riviste di moda all’inizio del secolo scorso. Pochi sanno che la musa principale per le figure erotiche lesbiche di Gerda Wegener era suo marito, Einer, che cambiò sesso nella Germania degli anni 30.

 Con lui il cofondatore di Podemos Juan Carlos Monedero, il vicepresidente del parlamento spagnolo Marcelo Exposito, la verde tedesca Ska Keller. Per l’Italia, in prima fila il sindaco di Napoli Luigi De Magistris

Lo aveva dichiarato alcuni anni fa ed è tornato a sottolinearlo in questi giorni. E’ Ray Kurzweil, direttore del settore ingegneria di Google nonchè uno dei principali futurologi al mondo, che da tempo ha fissato una data a suo dire storica. Ovvero il 2029, anno nel quale i computer saranno evoluti al punto da riuscire non solo a comprendere la nostra lingua ma avranno sviluppato un livello di intelligenza tale da riuscire a superare anche gli esseri umani e saranno anche in grado di apprendere dall’esperienza, migliorando progressivamente. L’esperto sviluppatore di intelligenza artificiale lo ha ribadito in questi giorni in occasione della Sxsw Conference in corso ad Austin in Texas, parlando di ‘singularity’, definita  come il momento in cui tutti i progressi della tecnologia, ed in particolare quelli fatti nel campo dell’intelligenza artificiale, porteranno alla creazione di macchine più intelligenti degli esseri umani. E considerato che delle 147 previsioni di Kurzweil dal 1990 ad oggi il tasso di accuratezza è pari all’86%, non si tratterebbe di parole campate per aria: nel corso di un intervista Kurzweil ha dunque confermato che ‘entro il 2029 i computer avranno un’intelligenza equiparabile a quella degli esseri umani’; la particolarità della sua previsione è legata al fatto che è anticipata di almeno due decenni rispetto ad altre previsioni, come quella del Ceo di Softbank Masayoshi Son, il quale prevede che le macchine più intelligenti dell’uomo faranno la loro comparsa nel 2047. Per Kurzweil questo processo è già iniziato e starebbe subendo un’importante accelerazione.

Vi sono tuttavia alcuni scienziati, tra i quali Stephen Hawking ed Elon Musk, secondo i quali quando i computer raggiungeranno o supereranno l’intelligenza umana bisognerà iniziare a preoccuparsi poichè si correrà addirittura il rischio di arrivare alla fine del genere umano, non essendo più l’uomo in grado di controllare macchine e robot. D’altro canto, secondo lo scienziato americano, il rischio di estinzione del genere umano è sempre presente e non è strettamente legato allo sviluppo dell’intelligenza artificiale; inoltre secondo Kurzweil questo importante cambiamento rappresenterà un’opportunità per l’umanità di migliorare, sfruttando la tecnologia per accrescere anche l’intelligenza degli esseri umani, creando un vero e proprio filo conduttore tra l’uomo e la macchina; secondo Kurzweil inoltre, entro 20 anni verranno inventate tecnologie che potranno essere facilmente posizionate all’interno del cervello per potenziare la memoria. Tutt’altro che un dominio delle macchine sull’uomo, dunque, bensì una vera e propria sintesi uomo-macchina a livelli ad oggi solo immaginati.

Daniele Orlandi

La riflessione del filosofo tedesco: occorre dare una forma socialmente accettabile alla globalizzazione economica.

Parole che andrebbero ascoltate e sulle quali meditare: “Come è stato possibile giungere a una situazione nella quale il populismo di destra sottrae alla sinistra i suoi stessi temi?”. Un interrogativo posto dal filosofo tedesco Jurgen Habermas, in un’intervista a MicroMega: “Solo una marginalizzazione tematica potrebbe togliere l’acqua al mulino del populismo di destra”. “Ci si deve chiedere perché i partiti di sinistra non vogliono porsi alla guida di una lotta decisa contro la disuguaglianza sociale, che faccia leva su forme di coordinamento internazionale capaci di addomesticare i mercati non regolati”, ha affermato Habermas, secondo il quale “l’unica alternativa ragionevole” allo status quo del “capitalismo finanziario selvaggio” e al nazionalismo “è una cooperazione sovranazionale capace di dare una forma politica socialmente accettabile alla globalizzazione economica. L’Unione europea una volta mirava a questo, l’Unione politica europea potrebbe ancora esserlo”.

“I partiti che riservano attenzione al populismo di destra, piuttosto che disprezzarlo, non possono aspettarsi poi che sia la società civile a mettere al bando slogan e violenze di destra”, afferma. Nella sua analisi, si sofferma su quello che definisce “l’egomane Trump”, che “con la sua disastrosa campagna elettorale” ha portato alle estreme conseguenze “una polarizzazione che i repubblicani, a tavolino e in modo sempre più sfacciato, hanno alimentato fin dagli anni Novanta; lo ha fatto però in una forma tale da far sì che questo stesso movimento alla fine sfuggisse totalmente di mano al Grand Old Party, che è pur sempre il partito di Abraham Lincoln. Questa mobilitazione del risentimento ha espresso anche le tensioni sociali che attraversano una superpotenza politicamente ed economicamente in declino”.

‘Aggiungere’ conoscenza direttamente nel cervello umano, proprio come accade nella saga cinematografica The Matrix, potrebbe ben presto passare dalla fantascienza alla realtà. Almeno secondo un team di ricercatori che avrebbero sviluppato un simulatore in grado di inviare le informazioni direttamente nel cervello di una persona insegnandogli di fatto nuove competenze in un breve lasso di tempo. Secondo gli esperti degli Hrl Laboratories in California si tratterebbe del primo passo nel processo di sviluppo di software avanzati che renderanno l’apprendimento immediato ‘alla Matrix’ realtà: avrebbero trovato un modo per amplificare l’apprendimento, dopo aver studiato i segnali elettrici nel cervello di un pilota addestrato, per poi trasferire questi segnali/informazioni in soggetti alle prime armi i quali avrebbero imparato a pilotare un aereo su un simulatore di volo realistico.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Frontiers in Human Neuroscience in un articolo nel quale si spiega che i soggetti hanno ricevuto la stimolazione cerebrale tramite particolari elettrodi e che avrebbero migliorato le loro abilità di pilotaggio di un aereo il 33% più rapidamente ed efficacemente di un secondo gruppo placebo. Il dottor Matthew Philips ha spiegato che si tratta di “un sistema di stimolazione cerebrale e che è uno dei primi nel suo genere”. Il dottore ritiene che la stimilazione cerebrale potrebbe essere sfruttata per l’apprendimento rapido di attività quali guidare, prepararsi ad un esame o imparare le lingue. Si tratta di un metodo che trae spunto dal passato: 4000 anni fa gli antichi egizi utilizzavano i pesci elettrici per la stimilazione e la riduzione del dolore. Questo sistema va ad agire su regioni molto specifiche del cervello deputate a linguaggio o memoria, grandi meno del mignolo di una mano.

Daniele Orlandi

Lo scorso mese di novembre la Russia ha schierato a Kaliningrad, al confine con i Paesi Nato di Lituania e Polonia, i missili anti-navi Bastion. Una decisione arrivata in un momento di forte tensione tra il Paese e l’Occidente; in seguito è intervenuto Viktor Ozerov, presidente della Commissione difesa della Camera alta del Parlamento russo, sottolineando che Mosca avrebbe schierato nella sua enclave baltica anche missili di difesa aerea Iskander ed S-400. E’ notizia di questi giorni che l’Europa avrebbe chiesto alla Russia di rimuovere da Kaliningrad i missili Iskander, estremamente allarmata dalla possibilità che questi missili vengano distribuiti in modo permanente come sottolineato dal ministro tedesco degli Esteri Sigmar Gabriel. In precedenza anche l’ambasciatore della Polonia negli Stati Uniti, Piotr Wilczek, aveva sottolineato le sue preoccupazioni in merito alla crescente potenza militare della Russia, affermando che il Paese guidato da Putin starebbe cercando, in tal modo, di recuperare il suo status di superpostenza perso in seguito al crollo dell’Urss.

Il diplomatico ha osservato che questa tipologia di missili potrebbe, da Kaliningrad, raggiungere la Polonia, la Germania e gli stati baltici. I sistemi missilistici Ikander sono stato dispiegato nella regione di Kaliningrad dallo scorso autunno in risposta allo schieramento del sistema di difesa missilistico degli Stati Uniti in Europa. John Kirby, portavoce del Dipartimento di Stato, ha sottolineato che gli Stati Uniti avrebbero esortato la Russia a non schierare Irkander e missili S-400, per non rappresentare una minaccia per la sicurezza europea e ha ricordato che la Russia ha promesso da almeno 20 anni di schierare questi sistemi missilistici nella regione di Kaliningrad per rispondere ad una serie di situazioni in Europa. Situazioni che, ha aggiunto Kirby, non richiedono una reazione di questo tipo.

Non molto tempo fa, del resto, il portavoce ufficiale di Putin, Dmitry Peskov ha dichiarato alla Bbc che rimuovere i missili russi da Kaliningrad è impossibile fintanto che quelli della Nato rimarranno in Europa. “E’ impossibile – ha sottolineato in tale occasione – rimuovere quei missili, non sapendo se i piani per costruire il sistema missilistico anti-Russia nel continente europeo siano stati aboliti”.

Daniele Orlandi

Situazione inconsueta, quella rilevata nei giorni scorsi alla periferia della città siriana di Manbij: è accaduto nella zona nord della città dove sono state avvistate diverse truppe Usa, come annunciato da Damasco, un convoglio di veicoli corazzati. L’evento di per sè assume grande rilevanza in quanto, come sottolineato dal quotidiano Times, si tratta della più stretta collaborazione tra Mosca e Washington su un campo di battaglia dall’epoca della Seconda Guerra Mondiale. NEl 1945 forze armate sovietiche e statunitensi si incontrarono sulle rive dell’Elba, uno dei più lunghi fiumi dell’Europa centrale. La situazione si ripete con l’impiego di soldati nella città ubicata a 140 km di distanza a nord oves di Raqqa: il loro compito sarà presidiare e controllare i territori liberati dallo Stato Islamico.

Le forze militari americane dovranno inoltre proteggere i loro alleati arabi e curdi, facenti parte delle Forze democratiche siriane, dai possibili attacchi della Turchia. Una situazione non certo facile, considerato il fatto che la Turchia, oltre ad essere un membro della Nato, è a sua volta alleata con gli Stati Uniti. Questa missione è dunque doppiamente importante: da un lato perchè si tratta della prima volta che vengono espressamente impiegati militari americani per arginare o fermare le rivalità locali nel Paese. Dall’altro perchè siamo di fronte ad un primo concreto passo degli Stati Uniti verso un maggior coinvolgimento legato alla gestione di tutti i territori liberati dallo Stato Islamico e che bisognerà riorganizzare al meglio per evitare contrasti o dissidi. Alcune foto diffuse negli ultimi giorni mostrano i veicoli blindati pattugliare il villaggio di Yalanili, situato nella periferia di Manbij: a conti fatti la linea dell’amministrazione Trump è al momento di continuità rispetto a quella intrapresa dall’ex presidente Obama, seppur con alcune differenze.

Su tutte l’idea di aumentare il numero di truppe statunitensi in Siria, almeno secondo quanto emerso da chi ha avuto modo di visionare il piano per il Paese presentato a Trump dal dipartimento della Difesa americano il mese scorso. Più uomini, insomma, ma sempre con funzioni di appoggio alle forze locali. Non vi sono invece modifiche alla tipologia di operazioni militari contro lo Stato Islamico in Siria ed in Iraq avviate dall’amministrazione Obama.

Daniele Orlandi