L’Europeide – The long (British) goodbye

L’Opinabile – Rivista di critica in formazione

Oggi la Gran Bretagna va al voto, all’indomani dell’ennesimo attentato terroristico che ha colpito Londra al cuore e che ha portato a blindare come mai prima i 40 mila seggi elettorali. Il Primo Ministro May cavalca l’onda della paura e annuncia manovre straordinarie per combattere il terrorismo, con un unico alleato nell’ Occidente: il presidente statunitense Trump, vicinissimo in queste ore ad un possibile impeachment per il Russiagate.

 Di Valentina Palladini

 

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Il telefono squilla, dall’altra parte la voce della mia amica Silvia, romana trapiantata a Londra da un bel po’ di anni (l’ho conosciuta a Kennington Road).

“Che dici Silvietta, la May ce la farà a vincere queste elezioni”?

“Guarda Vale – risponde-  credo che ce la farà, darà vita ad un governo di larghe intese e si salvi chi può. Però…però può succedere di tutto, è come con la Brexit”…

Ora, va da sé che Silvia è una mia cara amica e già questo è garanzia di intelligenza (la sua, ovviamente). Ma la sua affermazione toglie ogni dubbio sulla sua lucidità ( e quella di molti altri): il voto inglese è un’incognita, soprattutto perché sta avvenendo ora, sulla scia di un impressionante numero di attentati che si susseguono oramai a ritmo incalzante, e che hanno come teatro spesso la vecchia Londra. Questo tipo di clima, va da sé, non favorisce le previsioni né tanto meno le analisi pre e post voto. Una prima incognita è legata all’affluenza, in particolar modo quella delle fasce più giovani della popolazione, tendenzialmente contrari alla Brexit e raramente in accordo con il programma della May. In linea di massima Tra gli under 24 il leader più popolare è Jeremy Corbyn: se dovessero votare in massa le elezioni britanniche potrebbero tingersi di rosso. In linea generale dal Labour ci si aspettano buoni risultati a Londra e nelle grandi città, molto più fredda la posizione delle zone rurali. La popolazione più anziana dovrebbe invece preferire Theresa May.

Vignetta di Christian Adams

“Comunque vadano le cose, l’addio della Gran Bretagna all’Europa ha segnato in modo definito il percorso futuro per questo nostro gigante dai piedi d’argilla che è l’Unione Europea”

Mentre correggo questo articolo sono le 17,10 dell’8 giugno ed il notiziario annuncia che i sondaggi attualmente danno in vantaggio la May: troppo presto, quando leggerete il nuovo numero della rivista saprete già con certezza ciò che è accaduto.

Un mese e mezzo di campagna elettorale, intensissima, che ha avuto come tema centrale il terrorismo e la necessità, secondo la May soprattutto, di gestire autonomamente le frontiere, portando gli ingressi a meno di 100mila l’anno.

Theresa May, sfidata dai laburisti di Corbyn in primis e poi da una serie di candidati che vanno dal  partito dei Verdi ai Liberali di Farron, passando per i leader di numerosi partiti indipendentisti, mira, di fatto, ad ottenere un mandato chiaro e deciso da parte dell’elettorato, che le dia carta bianca (o quasi) per gestire le emergenze che l’UK si trova a dover fronteggiare: terrorismo e Brexit. L’unico amico che le è rimasto, per così dire, è il vecchio Donald, che al momento è seriamente impantanato nel c.d. Russiagate.

Ora, comunque vadano le elezioni in Gran Bretagna la Brexit è ormai certezza – lo stesso leader laburista Corbyn ha dichiarato che, in caso di vittoria, è sua volontà dar corpo all’indicazione data dall’elettorato con il referendum del 23 giugno 2016 (nonostante si sia trattato di un referendum consultivo, dunque non vincolante). Quello che può cambiare, a seconda del vincitore, è l’approccio al divorzio dall’Unione Europea sarebbe diverso a seconda delle due prospettive. 

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