Non Calpestarmi – Gli Stati Uniti, l’Europa e l’India britannica

 L’Opinabile – rivista di critica in formazione

Semplificando al limite della ferocia può essere affermato che il subcontinente indiano, prima dell’arrivo in forze della Compagnia delle Indie e del governo di Londra, era un gigantesco mosaico di piccoli stati abitati da popolazioni di etnia più o meno simile ma con lingue e religioni assai differenti. La parvenza di unità data dall’impero Moghul restava, appunto, una parvenza o poco di più. Centinaia d’entità indipendenti dilaniate da conflitti intestini, apparati proto-statali assenti e conseguente stato di natura rappresentavano la norma piuttosto che la regola.

di Federico Maiozzi

Immagine del Join, or Die. Caricatura politica creata da B. Franklin.

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Con l’arrivo dei sudditi di Albione, fossero essi membri di società commerciali o agenti governativi, e cose cambiarono. In un primo momento, una travagliata convivenza tra britannici e raja indiani portò i secondi ad appaltare numerosi compiti statali ai primi, compresi la riscossione delle imposte, il controllo delle ripartizioni dei latifondi e una certa gestione e tutela del commercio. I brits sulle prime non abusarono del loro potere -ma d’altronde gli era stato concesso così tanto! Perché abusarne? – e con quell’aiuto i raja riuscirono a imporre il dominio de facto su tutti i loro territori de iure con conseguente, rapidissima perdita di potere da parte del piccolo notabilato locale, colpevole di ogni sorta di vessazioni, arbitrarietà e abusi sulla futura, grande India britannica e i relativi abitanti.

Il pur lento e graduale arrivo dei britannici parve, se visto dall’esterno e con i nostri occhi, una liberazione. Per la prima volta dopo secoli, e in alcune regioni per la prima volta in assoluto, sembrò che in quella parte del mondo fosse la legge e non la forza bruta il riferimento a cui ogni uomo doveva attenersi.

Anche quando il posticcio idillio con i raja finì e Londra prese in mano le redini della situazione, le cose non peggiorarono, sempre se viste dall’esterno. Alcune usanze brutalmente coercitive vennero scoraggiate, la ripartizione dei terreni resa più equa e formalmente fu concessa a molti indiani la possibilità di fare carriera nelle istituzioni inglesi, soprattuto se civili (corti di giustizia, burocrazia, compagnie commerciali) ma con qualche difficoltà in più anche in quelle militari (sepoys).

Senza contare che il tenore di vita della popolazione comune parve migliorare sensibilmente. Si restava sempre su livelli piuttosto grami, ma d’altronde non che in molti stati europei si vivesse meglio.

Viabilità, irrigazione, alfabetizzazione e razionalità dello sviluppo urbano divennero priorità per i nuovi governanti che inoltre garantirono una pur fragile pace sociale tra le diverse religioni delle comunità di questa inedita, grande entità con il generico eppur evocativo nome di “India”. Entità formalmente indipendente, tra l’altro. Aveva un suo primo ministro e una sua politica estera. Certo, il capo di stato era la stessa persona fisica di quello della Gran Bretagna, ma non la stessa persona giuridica (“Re di Gran Bretagna e Irlanda, Imperatore dell’India” non “Re di Gran Bretagna e Irlanda e dunque Imperatore dell’India”). Aveva inoltre una sua bandiera (anche in questo caso, per un periodo fu uguale all’Union Jack ma non era l’Union Jack. Un po’ come se oggi il Messico non avesse l’aquila con il serpente nella bandiera. L’avrebbe “come la nostra” ma non sarebbe “la nostra”). I raja continuavano ad esistere, così come il clero induista e musulmano. Avevano anzi ancora enormi poteri, ma ben regolati entro leggi che il governo britannico non aveva la minima intenzione di lasciar infrangere.

“Così come gli inglesi fecero con gli indiani, così gli americani utilizzano con noi la retorica del “vi abbiamo unito” e del “vi abbiamo portato la pace”

Certo, si potrebbe obbiettare che tutto questo altro non fosse che una paravento sotto cui si nascondeva il potere di Londra. Obiezione corretta, ma solo creare un embrione d’India ha poi permesso, anche per contingenze esterne, agli indiani di concepirsi come tali e di immaginare di poter vivere uniti, eventualità che alla fine dell’Impero Moghul, sia per ragioni storiche che culturali che socio-economiche, non solo non percepivano come possibile ma neppure immaginavano.

Il risultato di questo stato di cose fu, infatti, l’approdo a un sub-continente indiano realmente unito e indipendente. Non più in un unico consorzio umano, è vero, ma d’altronde le diverse nazioni sorte dalla British India sono più estese, popolose e ricche di risorse della maggior parte degli altri paesi del mondo.

Ora, tutto ciò che è stato detto fin qui è senz’altro in un’ottica che potrebbe apparire filo-britannica ma non è del tutto sbagliato, anzi, a grandi linee non si è affermato nulla di scorretto.

Bisogna però portare alcune considerazioni. Partiamo dall’inizio.

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