Disertori – “War Games nel ventre della Balena Blu”

E’ quasi sera. Le erbacce, sottili fasci di foglie vibrate dal vento nelle crepe dell’asfalto dissestato.

Tutto sembra, cielo e palazzi, forgiato nel metallo o in una cartapesta cerulea immobile. Come vecchi fondali di una scenografia teatrale buttati in qualche magazzino e dimenticati, si stagliano in una percorrenza veloce dai finestrini del pulman.

Di Carlotta Giauna (immagine: “Le avventure di Pinocchio” illustrazioni di Roland Topor 1972)

Copertina del numero 7 de L’Opinabile (Luglio/Agosto)

L’ocra delle foglie secche agli angoli delle strade, così come il verde accennato e spento di qualche albero, si offrono pietrificati allo sguardo come se il suolo tutto, inghiottisse in una lenta inerpicata marmorizzante, il cammino.

Il pullman cromato di nero lucido  dai grandi finestrini da cui, imperscrutabili figure si manifestano con i piccoli palmi aderenti al vetro e con degli accenni di caldi caldi fiati rosa sul gelo esterno, incede rapido. La carrozzeria ricoperta da una “glassa di petrolio” oltrepassa una cancellata arrugginita ed imbocca un parcheggio. I ragazzi vengono fatti scendere uno alla volta.

Apparentemente inermi come vermi, il cui passo incede lento ed innersovisce chi di sguardo perisce, essi ora scutano attorno a loro, nel tremolio silenzioso ed irrespirabile delle giacche di feltro statiche e pruriginose che gli sono state messe a forza dagli agenti di custodia.

Appena scesi, condotti in quel luogo misterioso, hanno appioppato loro questo cilicio che pizzica, che pesa, che toglie il respiro.

Allineati e ordinati, avvertono un terrore senza forma, uno spirito crudele che passa serpentino fra di loro, carezzandone quei pochi lembi di carne scoperta.

I capi reparto e gli ispettori hanno curato i casi con minuzia doverosa. I perfetti soggetti da esperimento.

L’analisi ha richiesto anni di ricerca su adolescenti di ogni luogo. Le cavie junior una volta trovate,  hanno firmato liberatorie, sgravi assicurativi e tutte le autorizzazioni di tipo amministrativo concerne all’utilizzo di tipo psico fisico.

Null’altro si sa.

“Marco Stefano Cancelli?” Chiede al collega l’esaminatrice bionda, nome in codice Yellow Capibara. Il vice, nome in codice Worcester Sauce, ha una faccia porcina e rubiconda incorniciata da un sottilissimo strato di cuoio capelluto nero tatuato.

L’austera bionda tiene in mano una tazza da passeggio contenente caffè d’orzo alla soia, il collare anti calore che ne ricopre la circonferenza, in eco cuoio nero. Dal rigido chignon ricade un ciuffetto sbarazzino che ne conferisce morbidezza, è turchino. Rompendo l’incanto abbaia stridula schiacciata in un tailleur antracite.

“Cancelli?”

Fisso e distratto dove era stato fin’ora, il ragazzo alza uno sguardo profondo e malinconico dal display dell’ultimo IPhone Plus. “Avrà letto di lui sui giornali!” pronuncia Worcester Sauce. “Vive recluso nell’ambasciata dell’Ecuador dopo aver hackerato satellitarmente il sistema dati della banca del Fucino. Scampato all’estradizione e senza più nessun tipo di tecnologia a disposizione, passa le giornate a giocare a scacchi on line e bere thè nero con marmellata di agrumi stringendo fra i denti una zolletta di zucchero. Una ciotola nera e un po’ unta di capelli divisa a mazzetti torna nuovamente a ciondolare sullo schermo del cellulare.

“Via i cellulari! Uno per uno mi consegnerete i cellulari!”

Infuria l’esaminatrice strappandolo di mano a Marco Stefano.

“Proceda!” scuotendo la ciocca arricciata dall’umidità, sobbalzante dallo spavento.

“Il secondo è un giovane, aspetti un attimo è…Tancredi Lupo della Torre di S.Basilio. Figlio di Raniero dalle Pezze Nere, immobiliarista e palazzinaro di fama europeeeea” intona tradendo un fil d’accento partenopeo l’esaminatore in seconda. “Figlio di Veronica di Valois, la subbrettina degli anni ’70 se la ricorda, quella che scendeva dalla scalinata di Studio 53 vestita alla garçonne..mmm nu babbà!”.

Lo sguardo dilatato e inflessibile della commissaria ricompone l’entusiasmo musicarello del goffo vice.

 Si fa avanti un ragazzo alto e bolso. Nelle fattezze un aristocratico”Garrone” dei Tempi Moderni, che cela una perversa impalcatura fusa fra ossessioni letterarie, di formazione saggistico scientifica ed incoprensioni dalla nascita.

“Tenga per lei queste considerazioni” pronuncia ringhiando come un cocker spaniel Yellow Capibara. “Proceda!”

Il terzo ragazzo si fa avanti. E’ magro, troppo, una carcassa tenuta su dalle correnti d’aria invernali che si contrastano litigiose da una rotta all’altra.

Enormi e sudicie orecchie di coniglio in testa, un ovale oblungo e uno sguardo appeso un po’ ebete da deficit d’attenzione.

“Il padre suole portarlo con il suo pick up fuori città a sparare a lattine e gatti, dei veri mind fuckers di lurida provincia..”

“Ho capito” dice la biondo albina, scrollandosi della sporcizia immaginaria dalla stretta gonna, “Ma non va bene non è in linea, concettualmente non rispecchia i parametri indicati dal curatore, questo via! Questo settimana prossima, quando dovrà “giocare” l’America del Nord, guardi! Vede..”

L’esaminatrice mostra al vice una scheda di selezionati per i giorni seguenti.

“Eccoli qua: Jeremiah il ragazzo Amish, il duo della strage al Greensboro College e….” scorrendo il dito “…Il bifolco rachitico del Midwest! Se lei leggesse prima delle convocazioni poi non saremmo costretti a…a tenerlo in archivio”

Si apre una botola ed il corpo del ragazzo viene risucchiato nelle cavità dell’asfalto apertasi sotto di lui, senza resistenza.

“Io dico, per una volta che riusciamo a lavorare con vera beota razza italica post adolescenziale, perdiamo di vista il tracciato! Bah!”

“La prossima è Lolita Von Rattletrap” sussurra sottovoce il vice esaminatore “La figlia di..suvvià ha capito..il boss della siderurgia nazionale..le acciaierie Von Rattpllt! Von Rabbellettè! Von Ratt’!…”

“Oh mein Gott! Che ci fa qui?? Ci deve essere un errore!?”

“Si è candidata lei “Frau”..”

Gli esaminatori osservano intontiti la giovane. Sotto alla grossolana stoffa grigia sporge il bordo di una gonna a fiori, calzettoni di spugna e ciabatte da piscina Adidas. Un bauletto blu elettrico di Gucci appoggiato sull’avambraccio.

“Due mesi l’anno ad Ibiza, vari “weekend” a Milano, testimonial della “Estée Lauder Enfant”, fondatrice del blog “La Rapa Gialla” dove insegna alle “bebè d’affairs” stressate dall’ineluttabilità di chronos, cosa inserire in borsa di prima mattina senza dimenticare piuttosto l’estratto di placenta e zenzero di mezzogiorno. Ama “fotografare pericolosamente”dalle vetrate del suo loft a Guatemala City, la realtà urbana. In questo momento nella sua borsa abbiamo: l’ultimo best sellers di Erika Yoga “Vagine interrotte”, gloss labbra esfoliante al thè rosso cambogiano, collirio fatto arrivare dal Giappone, olio per cuticole, un qualsivoglia oggetto di Marc Jacobs, un ombrellone pressurizzato anti abbronzatura ed un cane di piccola taglia sottovuoto (by the pool), con cannuccia per rigonfiarlo e fargli esplodere le orbite..”.

Uno schiaffo violento all’aria e l’esaminatrice arresta il resoconto. La posizione di potere le offre la possibilità di fingere voglia solo pragmaticamente proseguire l’appello, in realtà quel piccolo rigurgito champagne di sinistra, le provoca rancore.

Senza essere stato ancora chiamato avanza, ancheggiando a gamba tesa e con le mani in tasca, il quinto ragazzo. Strizzando un occhio verso Lolita, la travel fashion blogger, da sfoggio del pelo facciale, passandosi la mano ovunque esso sia .

“Porta male gli anni, ne ha ventiquattro ma ne dimostra P trentotto vista la barba da anni di piombo.” Parla notificando il vice. “Infettato dalla vecchiaia precoce, non l’aiuta l’esser stato scaraventato nel dream pop italiano così giovane, raggiungendo un successo mediatico che lo vuole un po’ Dalla-Bersaniano-Gaetaniano, un po’ bolscevicismo da salotto “Eau di guazzetto e Mod”. E’ analiticamente lucido nel descrivere la propria generazione. Nelle ultime hit è anche migliorato… “Sorseggio un vodka tonic con Sartre nella Roma deserta ad Agosto – Bella zì tutto apposto – Mi infilo alla Prevert sotto un portone slinguando una durante un acquazzone..”. Il vice accenna un ancheggiamento infervorato dando la colpa alla figlia che “la canta tutto il giorno, non ce la sopportiamo più io e la mia signora a casa!”. “Comunque” continua il vice “Renè e la sua band bevono rigorosamente solo acqua minerale dopo i concerti e si proccupano responsabilmente del quantitativo di caffeina quotidiano.”

“E’ dai tempi di Oliver Twist Worcester che i ragazzini di tutto il mondo fumano prima di entrare in classe, per cortesia!”” Replica Yellow Capibara.

Finalmente arrivano all’ultimo selezionato che come un soldatino di piombo li attacca in un solo balzo frontale lasciando intravedere in un fascio di luce abbagliante, la tuta acetata.

Il vice schiarendosi la voce: “Questo è proprio nu mezzo sca’ ehm! Un mezzo scarto, ma ricopre il profilo mancante. Nome: Eros De Angelis, barista, un figlio piccolo di nome Santiago, diplomato lo scorso anno con i corsi per corrispondenza, ha fatto dei casting per vari programmi televisivi di “MediaFedele”. Con lo stipendio del “Trullo Snack Bar” si paga i corsi di Bartendig Mixology all’Accademia del Lusso.

Il burino dal naso acquilino risponde: “Ma che dovemo ripete tutta sta manfrina, io so venuto qua pe’ i sordi, che me dovete fa pure l’analisi der sangue!? Ahah!”, gorgheggia una risata guardando il gruppo che non corrisponde. “Vabbè, fatevela pijà a bene” mentre tira fuori dalla tasca un pacchetto di rosse e mima un accensione. “No! Nein! Assolutamente! Dammi tutto quello che hai nelle tasche sotto l’uniforme!”minaccia sempre più albina. “Oh carcola se dopo nun me ridate er Galaxy e le sigarette faccio n’macello, ciò le foto dell’AcquaPark con mi fijo là sopra”.

“Li riavreeete una volta arrivati in postazione gioooco!!”

Ora raccolti nell’atrio del palazzo, senza civico ne nome, aspettano gli ordini del Curatore.

Ognuno di loro annusa l’aria e cerca di dare forma all’olfatto.

Il bel Renè si sporge verso Lolita annusandone il crine che espande profumi tropicali e le colora come un flash la pelle di rosso. I restanti, assieme alla coppia, in piedi, al buio, dietro a ciascuna postazione, attendono.

L’ambiente, un impressionante e colossale ventre di balena lubrificato da un’intensa luce blu che ne ricopre le altissime pareti, lascia avvistare nella quasi oscurità la sagoma di quello che potrebbe sembrare un fantoccio di legno. Gli arti di legnosa carne, scricchiolano ai minimi movimenti ed il cetaceo arenato in quello spazio di mondo ne sottolinea, con la sua mole digiuna e concava, lo stridore tonante.

Il burattino umano è seduto chino ad un telefono cellulare GSM modello P1 somigliante più ad una bomba artigianale, parla al telefono con un certo Fire Donkey, Lucignolo per gli amici, gestore della più grande catena di parchi a tema e Casinò per giovanissimi.

– “Quel cocchiere di burro del SIUB (Società Italiana Uomini di Burro), con le sue visite fiscali regolari mi sta maldisponendo la clientela, questi ragazzini magari ci mettono un attimo ad iniziare a pensare e noi chiudiamo!” Ripone la cornetta e giunge le mani intrecciando le ossute dita lignee.

Questo dio meccanico dei Funny Games organizza annualmente questa prelibata stagione di caccia.   Dalla pedana su cui è seduto sporgono i magri ceppi con ginocchie a punta e grandi da corsa, bianchissime. Il particolare dettaglio è una grossa raspa tenuta ben salda fra le mani, con cui ogni tanto si “gratta” il naso.

“Benvenuti nella sala principe, nella piazza delle autenticazioni, nella camera delle funzioni mnemoniche! Dipenderà tutto da voi, voi che apparite, consumate, dimenticate, piangete per ridere, ridete per piangere, dovrete ricordarvi cosa siete. Io sono rimasto metà mutaforme per questo ho lo sgradevole compito di eliminare chi non segue le regole.”

Sotto alla pedana tre strane creature pisciformi, viscide e squamate con visi da faine rettiliari,  tessono tramite fili sinottici artificiali, i questionari per il Quiz Game. Una volta composti, i termini serpentinano lungo dei tubi sino a comparire su un astronomico schermo che troneggia lampeggiante sopra la lucida testa della grande Marionetta.

“Sono i miei piccoli creatori di neologismi: li creano, li divulgano, li estirpano per ricrearne continuamente di nuovi ed originali. In uno stato di veglia perenne generano e cuciono con le loro palmate e tozze zampette, molte delle parole che voi piccoli insignificanti sprovveduti usate abitualmente.”

“Che i giochi abbiano inizio!” tuona baritonale.

Ecco che freneticamente le dita del primo anfibio iniziano a comporre la “domanda” che sospinta dal fiato del secondo essere laminato di squame, viene risucchiata nel dotto e compare energica e prominente sul monitor.

“Uh che squisitezza, stavolta abbiamo una prova di abilità psico fisica molto attuale ragazzi..

Un! Deu! Trois! VOIES!!”

1 –  Incidetevi sulla mano con il rasoio “SWAG” e inviate una foto al curatore.

Inizia, fra sudori e fiati corti, una frenetica corsa all’estrazione dei cellulari.

2 – Guardate video psichedelici e dell’orrore che il curatore vi invia direttamente sui monitor di postazione.

3 – Tagliatevi il braccio con un rasoio lungo le vene, ma non tagli troppo profondi. Solo tre tagli per formare una S, poi inviate la foto al curatore.

4 – Disegnate la scritta “SWAG” su un pezzo di carta e inviate una foto al curatore

5 – Se siete pronti a “diventare SWAG” incidetevi “SWAG” su una gamba. Se non lo siete tagliatevi molte volte. Dovete punirvi.

6 – Incidetevi sulla mano con il rasoio “SWAG” e inviate una foto al curatore

8 – Scrivete “#IamSWAG” nel vostro status di  Facebook

9 – Dovete superare la vostra paura. Urlate “SWAG” come degli Apache sul campo di battaglia.

10 – Incidetevi con il rasoio “SWAG” sulla mano e inviate la foto al curatore.

11 – Guardate il video psichedelico e dell’orrore sul monitor: “SWAG! SWAG! SWAG! SWAG!”

12 – Tagliatevi il labbro con una lametta incidendo “SWAG”.

13 – Passate un ago sulla vostra mano più volte e fate il punto croce di “SWAG”.

14 – Procuratevi del dolore, fatevi del male.

Il ritmo troppo vertiginoso dell’attività ludo agonistica inizia a far strappare i capelli ai giovani in atti di nevrastenia competitiva. Le scritte sempre più simultanee sul pannello elettronico, fanno roteare gli occhi abitati dalle sole ormai scritte abnormi e pulsanti.

15 –  Incidetevi sulla mano con il rasoio “SWAG” e inviate una foto al curatore.

16 – Dovete superare la vostra paura. Urlate “SWAG” come degli Apache sul campo di battaglia.

17 – Scrivete “#IamSWAG” nel vostro status di  Facebook

18 – Il curatore controlla se siete affidabili.

19 –  Fate un vocale dove dite che siete “SWAG”

20 – Nominate nel vostro testamento, come erede beneficiario di ogni vostro avere, una verdura a foglia verde.

                                                                     GAME OVER

Nel leviatano brillante di blu cobalto si alza solamente ora un acre odore di sangue. Nella mota di fogli di carta e plasma, le unghie spezzate di Lolita continuano a trafficare sul suo profilo Instagram. “Facciamoci un selfie…” rantola guardando Renè e trascinandosi verso di esso, che le si ricongiunge dedicandole una strofa appena messa al mondo: “In questa balena mangerei un gelato all’amarena, oh Giulietta! Mi lecchi come un Montecchi su questa cantilè..na”. Crolla pesto e lacero, Renè non regge. “MadAAAi, cosa fAAAi! Prima ho postato che ci saremmo sposati fra due mesi in Costa Azzurra”. Le scende una lacrima ramata di kajal. “Ecco cretino, non mi sono neanche portata lo struccante al fiordaliso!” pronuncia morente mentre l’occhio si spegne in un’evanescenza azzurra.

Il burattino burattinaio, alzandosi dall’ampia poltrona che lo aveva inghiottito e rivolgendosi con la sola voce all’impassibile esaminatrice bionda: “Non valevano davvero una cicca.” “Con lui…”, guardando il corpo di Eros, barista di periferia con le sigarette che scomposte, fuggono dal pacchetto rotolando verso i suoi piedi, “Mi sono dovuto limare aggressivamente il naso appena mi aveva scritto al posto di “SWAG” se potevo mettere una buona parola per il reality di Ilary Sventura. “Mi passi il telefono Frau Capibara, gentilmente. Intanto avviamoci, è tardi! Che fa a cena? Si pensava di andare al Gambero Rosso, le va?”. Componendo a fatica un numero con le rigide dita di ciliegio: “Mm mm…Lucignolo! si eccomi! Scusa per prima ma mi iniziavano i giochi…Si bene, ma tutto molto conforme, si sono lasciati morire guarda di un banale..non come quella volta in cui ci scappo quel ragazzo, quel francesino, ti ricordi? “Doinel! Antoine Doinel, quell’imbronciato musetto, beffardo ma intimorito, si ricorda Frau?” interpellando la commissaria e coprendo un attimo la cornetta del telefono portatile.

“Si Boss, condizione familiare tipicamente controversa, madre inappagata e spesso dura, padre assente, i suoi atti di bullivandalismo del tutto consoni al gioco come risultava nella cartella profilo.”

“Eh Lucignolo, quello è l’unico che ci è scappato. Un maestro dell’evasione!”. La voce del curatore, sempre più flebile mentre si allontana echeggiante in uno dei tetri corridoi. “Approfittando della disattenzione di alcuni sorveglianti è fuggito verso nord est, verso il mare…”

I neon alle pareti si recingono come fiori di notte, spegnendosi e facendo sparire le due figure nel tunnel.

“Doinel!”

Il ragazzo si fa avanti imbronciato, un musetto intelligente, beffardo ma intimorito

“Antoine Doinel è cresciuto nella periferia parigina” replica il collega biondo. “La sua condizione familiare è tipicamente controversa, madre separata, padre acquisito. I suoi atti di “bullivandalismo” del tutto consoni alla situazione, come risulta sulla cartella del profilo.”

…Werth, Werthe, Werther? Si Werther, ecco qua la scheda. Un ragazzo tedesco molto colto, una certa sensibilità, potrebbe cedere, la cosa mi diverte enormemente.”

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