Nel primo numero de ‘L’Opinabile’, ho scritto un pezzo dedicato al passaggio del Milan in mani cinesi. Esprimevo qualche dubbio e, soprattutto, mi chiedevo: chi sono questi cinesi?

“I dati legati ai probabili acquirenti sono discretamente confusi: hanno un nome (Sino-Europe Sports Investment Management Changxing Co.Ltd.), ma non hanno un sito internet (provate a googolare voi stessi “Sino-Europe official website”). Hanno un volto (anzi due: quelli di Han Li e Yonghong Li, i cinesi ritratti accanto a Berlusconi nelle foto spasmodicamente riproposte dai media italiani quando si parla della cessione del Milan ai cinesi), ma si esprimono attraverso un gruppo di comunicazione il cui unico rappresentante, Auro Palomba, viene definito da più siti rossoneri come un personaggio “cercato da tutto il mondo dell’economia italiana” ma che sul sito de ‘Il Sole 24 Ore’ (riteniamo tra i più accreditati nel settore) viene citato in appena due articoli”.

Ad oggi, 28 febbraio, la situazione è pressoché invariata.

I cinesi hanno un nome, ma del sito internet nemmeno l’ombra. (Guardate di seguito lo screen di ciò che si trova ricercando su Google “Sino-Europe official website”).

Hanno i due volti di Han Li e Yonghong Li, ma rimane ignota la composizione della cordata di cui i due pluricitati sarebbero i frontmen. (Nemmeno chi conosce abbastanza da vicino la Cina ha voglia di sbilanciarsi). (E ‘Il Sole 24 Ore’ ne scrive abbondando in condizionali).

Per quanto riguarda Auro Palomba, s’è tornato a parlare di lui nel contesto del tentativo di scalata di Vivendi a Mediaset. Ne ha parlato anche ‘Il Mattino di Padova’, in ‘Braccio di ferro con Vivendi, Community affianca Mediaset’. Nell’articolo, da consulente della comunicazione dei cinesi che era (e che, in altri articoli, continua ad essere), Auro Palomba si trasforma in vero e proprio advisor (“Community è già advisor nella trattativa di cessione del Milan a una cordata di imprenditori cinesi”). Ciò che sembra, più che altro, è che Auro Palomba sia un uomo vicino a Fininvest.

Nonostante questi buchi nella narrazione, parecchie realtà online sembrano sicure: il closing si farà il tre, con conferenza stampa il quattro (di sabato?). A conferma, la convocazione dell’assemblea dei soci del Milan venerdì prossimo (annunciata ufficialmente oggi, tramite comunicato stampa).

Staremo a vedere. Con ogni probabilità i nostri dubbi verranno fugati già venerdì, ma ad oggi – martedì – la situazione continua ad apparire quantomeno insolita.

(BREVISSIMO AGGIORNAMENTO = “Milan, ritardi sui pagamenti, il closing può slittare”)

RDV

Aisha Gheddafi è l’unica figlia femmina di Muamar Gheddafi, noto – durante gli anni di dittatura in Libia – come il Colonnello, ucciso il 20 ottobre 2011 da membri del Consiglio nazionale di transizione dopo essere stato ripetutamente pestato e brutalizzato (è la sorte di – alcuni – dittatori, si dirà).

Durante la dittatura, Aisha non era vista eccessivamente di buon occhio dai propri connazionali: considerata la Cindy Crawford dell’America del Nord (la Claudia Schiffer, a detta della pagina italiana di Wikipedia: parliamo sempre di modelle particolarmente in voga), Aisha rappresentava, eufemisticamente, un’eccezione in un paese tradizionalista – e islamico – come quello libico.

Ad oltre cinque anni dalla caduta del regime (e con una Libia ancora lungi dalla pacificazione), però, Aisha ha pensato bene di riposizionare la propria immagine. E dopo aver iniziato ad indossare il velo già a ridosso della guerra in Libia, l’unica figlia del Colonnello ha deciso di rivolgersi direttamente al popolo libico, scrivendo una lettera aperta in cui li invita a resistere contro l’occidente, autoproclamandosi unica erede del padre nonché “madre della Libia”.

Questa lettera non è quindi passata inosservata: secondo quanto riportato dal Mirror Sepctrum la Nato avrebbe organizzato una riunione apposita nei Paesi Bassi per discutere della situazione in Libia (“Con la naturalezza materna propria delle donne è capace di difendere ai propri figli libici. Educata alla Sorbona, Aisha ha già annunciato la creazione di un Governo occulto in Libia e fuori dai suoi confini”, ha scritto il Mirro Spectrum sul tema. Il portale russo MirTesen, dal canto suo, ha aggiunto: “Aisha rappresenta una minaccia reale giacché è l’unica di tutti i figli del leader che potrebbe influire sugli animi dei libici”).

Aisha è fuggita dalla Libia dopo la presa di Tripoli da parte dei ribelli. Oltre ad averso il padre, Aisha ha perso nei bombardamenti Nato del 2011 anche il marito e uno dei suoi figli. Sta giungendo per Aisha il tempo della vendetta, come una Lee Geum-ja o una Beatrix Kiddo?

Ce ne dà notizia il ‘The Sun’, tabloid che – notoriamente – tende al sensazionalismo: pericolose particelle radioattive sono state rilevate in sette diversi paesi europei (Norvegia, Filandia, Repubblica Ceca, Germania, Francia e Spagna).

Gli scienziati ignorano la provenienza esatta delle particelle radioattive (cosa le abbia prodotte: una delle ipotesi riporta ai sottomarini nucleari russi). Ciò che è noto è che provengono dall’Europa dell’Est e che le prime rivelazioni sono giunte già a gennaio (ma non se n’è immediatamente parlato per evitare che si diffondesse il panico).

E’ dovuto scappare il morto (espressione che non apprezzo molto, dato l’impossibilità oggettiva di correre di chi è senza vita) per riprendere a parlare dell’opportunità di legalizzare la cannabis sativa e, soprattutto, per parlare dell’opportunità o meno di controllare in maniera rigorosa i nostri adolescenti (come fossero adulti qualsiasi, anche se poi magari adulti qualsiasi non sono, se arrivano a togliersi la vita per una – sia pur umiliante – perquisizione in casa).

Pessime notizie per l’ambiente. Nemmeno la Fossa delle Marianne (la più profonda depressione oceanica conosciuta al mondo, di cui vi invitiamo a scoprire di più leggendone su Wikipedia) si salva dall’inquinamento. Anzi: secondo alcuni ricercatori, quello che è uno dei punti più remoti ed inaccessibili del pianeta, sarebbe anche tra i luoghi più inquinati dell’intero Oceano Pacifico.

Ero pronto a scatenare tutta la mia opinabile indignazione contro il procuratore capo della Repubblica di Vasto Giampiero Di Florio che, in seguito alla quantomeno terribile vicenda accaduta nella cittadina abruzzese (sulla quale non ci soffermeremo oltre: questo un link per sapere quanto accaduto qualora non abbiate aperto un giornale tra ieri ed oggi), ha affermato: “Non mi parlate di Internet perché sono assolutamente contrario a tutte queste forme di comunicazione. Vedo una gioventù malsana che non parla più e si affida a questi commenti spregiudicati. Sono forme di violenze anche quelle. Sono veramente stufo di queste comunicazioni in rete dove cova l’odio”.

Chiudete l’internet.

Era un simpatico (?) modo di dire in voga qualche tempo fa, volto ad enfatizzare l’epicità (giusto per usare un altro simpatico termine in voga tra quelli che bazzicano l’internet) di un qualche commento o contenuto.

Secondo quanto riportato da forze d’intelligence europee (e reso noto dal ‘Times’), il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva già pianificato le purghe verso gli oppositori interni già ben prima del tentativo di golpe di Luglio (il primo golpe in diretta della storia).

Dopo il golpe di luglio, sono state decine di migliaia le persone che sono state rimosse dal proprio ruolo o, nella peggiore delle ipotesi, arrestate (si parla di oltre 150.000 persone arrestate e/o sollevate dai propri incarichi dal 15 luglio).

Sempre secondo l’intelligence europea Fethullah Gulen (leader del movimento Gulen nonché noto predicatore islamico, esiliato negli Stati Uniti dopo aver collaborato da vicino col primo ministro turco) non sarebbe tra le menti del golpe, in barba a quanto ritenuto da Ankara (che sta provando – senza esito – ad ottenere l’estradizione).

Secondo quanto riportato dal report presentato dall’intelligence del Vecchio Continente (report datato 24 agosto),  sarebbe stato il timore per eventuali purghe ad aver mosso gli opponenti di Erdogan a tentare il colpo di stato: “La decisione di lanciare il golpe è derivata dalla paura di un’imminente purga. E’ possibile che dietro il golpe ci sia stato un gruppo composto da ufficiali comprendenti Gulenisti, Kemalisti (secolarizzati), oppositori dell’AKP e opportunisti. E’ improbabile che Gulen stesso abbia avuto un ruolo nel tentativo di golpe”.

“E’ improbabile che Gulen avesse le capacità di fare qualcosa del genere. Non c’è una prova che l’esercito, che si considera il difensore della laicità in Turchia, e i Gulenisti volessero cooperare per cacciare Erdogan”.

Il report ha quindi evidenziato come il golpe sia stato preso da Erdogan come pretesto per le già preventivate purghe: “Erdogan ha sfruttato il fallito colpo di stato e lo stato di emergenza per lanciare una estesa campagna repressiva contro gli opponenti”.

D’altra parte, Erdogan aveva già tutto in mente: “L’enorme ondata di arresti era già stata preventivamente preparata”.

E’ di qualche giorno fa la notizia della pubblicazione del rapporto 2016 dell’Oxfam (Ong di fondazione britannica che punta all’abbattimento delle disuguaglianze).

Un rapporto sulle condizioni economiche del mondo, dal titolo decisamente emblematico: “Un’economia per il 99%”. Secondo questo rapporto, il 99% della popolazione mondiale si spartirebbe la metà delle ricchezze presenti sul planisfero. L’altra metà è posseduta dal restante 1% della popolazione: una situazione discretamente allarmante, al netto delle contestazioni metodologiche e dei sofismi.

Su ‘The Players Tribune’, sito dedicato al mondo dello sport che dà spazio ai protagonisti del mondo dello sporto stesso, è apparsa una lettera di Ronaldo de Assis Moreira, meglio noto come Ronaldinho, al se stesso bambino. Una lettera toccante, che ripercorre l’intera biografia dell’ex fuoriclasse di PSG, Barcellona (dove incrociò Leo Messi, di cui parlerà in un significativo passaggio della lettera) e Milan e che riportiamo parzialmente di seguito (questo il link per poter leggere la lettera completa, in castigliano):