Lo striscione anti-nazista (?) del Legia, la semplificazione giornalistica e l’incoerenza ultras

3 agosto, Legia Varsavia-Astana, terzo turno preliminare di Champions League. I tifosi di casa mettono in piedi una appariscente coreografia per celebrare l’anniversario della Rivolta di Varsavia (l’insurrezione della capitale contro l’occupazione nazista, iniziata nell’agosto del ’44).

Repubblica.it titola: ‘Varsavia, la coreografia shock dei tifosi del Legia per ricordare la rivolta contro i nazisti‘.

Il breve articolo, quindi, prova  a contestualizzare:  Coreografia-shock dei tifosi del Legia Varsavia. Ieri sera, contro l’Astana, in un match valido per il terzo turno preliminare di Champions League, i sostenitori polacchi hanno esibito un enorme striscione con un soldato delle SS senza volto che punta una pistola alla tempia di un bambino, la scritta “1944” in nero e la spiegazione, in inglese: “Durante la Rivolta di Varsavia i tedeschi uccisero 160mila persone. Migliaia di esse erano bambini”. Il riferimento è appunto alla Rivolta di Varsavia, iniziata l’1 agosto del 1944, durante la Seconda guerra mondiale, simbolo dell’opposizione polacca all’occupazione nazista. Sul campo, il Legia ha vinto per 1-0, ma è stato eliminato in virtù della sconfitta di Astana per 3-1.

Così scrivono più o meno tutti i giornali tricolori, che d’altra parte amano i rewrite men (lo siamo un po’ tutti, noi che scriviamo sul web).

I giornali di settore (Il Corriere dello Sport, La Gazzetta, Calciomercato.com, Yahoo Sports et cetera), ma anche realtà all news (LaPresse, Il Giornale e compagnia), si esprimono all’unisono: i tifosi del Legia Varsavia vogliono ricordare e stigmatizzare i crimini del nazismo, che ha portato alla morte di migliaia di polacchi.

In realtà, come qualcun altro ha per fortuna sottolineato (cercando di andare oltre la semplificazione), la appariscente coreografia non vuole rappresentare un messaggio antinazista.

I tifosi del Legia Varsavia non hanno mai nascosto le proprie simpatie naziste. Per accorgersene, basta fare un rapido giro nel web, laddove è facile imbattersi in foto come le seguenti.


Ma torniamo alla succitata coreografia. E andiamo a soffermarci sulle parole (che, dovremmo saperlo, sono importanti). Lo striscione correlato all’immagine del bambino con la pistola puntata alla testa da un SS senza volto recita: ‘During the Warsaw uprising Germans killed 160.000 people. Thousands of them were children’.

I tifosi del Legia parlano di Germans, non di Nazis: i crimini sono stati perpetrati dai nemici tedeschi. Poco importa siano stati nazisti.

I compostissimi tifosi del Legia Varsavia non sono nuovi a paradossi di questo tipo.

Nel settembre del 2011, prima di un match contro il Maccabi Tel Aviv, gli ultras del Legia diedero vita ad un’altra – una delle tantissime – coreografia quantomeno controversa:

In barba, all’islamofobia dilagante in Polonia (con tanto di partecipate manifestazioni contro l’invasione islamica e ulteriori coreografie con esposizione di crociati), contro gli israeliani – gli ebrei – del Maccabi, gli ultras del Legia evocano la jihad, con uno striscione scritto con caratteri che evocano palesemente l’arabo.

Agli ultras polacchi, evidentemente, poco importa la coerenza.

Il Milan grande in quattro anni. Quando non sarà più di Li Yonghong?

Ho dubitato il closing avvenisse davvero. Ho dubitato dell’esistenza dei cinesi disposti ad acquistare il Milan (ad oggi, d’altra parte, non è poi troppo chiaro cosa abbiano fatto / cosa facciano, nonostante la pagina di Wikipedia dedicata al Presidente Li Yonghong).

Ma in realtà il closing è avvenuto davvero e il nuovo entourage del club s’è insediato. Sul campo, i ragazzi di Montella hanno inspiegabilmente iniziato a perdere colpi, conquistando un punto complessivo contro Crotone ed Empoli (rispettivamente terzultima e quartultima) e perdendo l’ultimo match di campionato in casa contro la Roma per 4-1.

Sono attualmente sesti e – soprattutto per demeriti altrui (vedi le ancor più disastrose Inter e Fiorentina) – riuscirebbero così a ritornare in Europa, dopo due anni d’assenza.

Per la porta secondaria, l’Europa League, ma sarebbe comunque un ritorno in Europa.

D’altra parte, ai margini della debacle contro i giallorossi, l’amministratore delegato del Milan Fassone ha parlato degli obiettivi della società neo insediata: “Abbiamo un piano preciso, la proprietà ha deciso di effettuare un investimento importante. Vogliamo tornare in Europa e competere con le prime del classe nel giro di quattro anni”.

Quattro anni: una tempistica assolutamente onesta intellettualmente (considerando che si partirà, ancora una volta, pressoché dalle ceneri, fatta eccezione per qualche giovane d’estremo talento).

Ma che potrebbe non vedere già i cinesi alla guida della società. Ce lo spiega ‘Calcio e Finanza’ nell’articolo dedicato al fondo Elliot che – di fatto – pesa come una spada di Damocle sull’attuale proprietà.

Magalli contro Adriana Volpe. La caduta di un professionista vecchio stampo, elegante e educato?

Come rare volte abbiamo fatto (e rare volte faremo, date le nostre intellettualistiche velleità), ci occupiamo di una vicenda accaduta nel mondo dello spettacolo. Ancor peggio, nel mondo della televisione. Ancor ancor peggio, nel mondo della televisione tricolore.

Ci riferiamo alla querelle tra Giancarlo Magalli e Adriana Volpe, coppia alla guida de ‘I Fatti Vostri’, programma Rai in onda da oltre 25 anni. Durante una puntata di qualche giorno fa, i due si sono trovati a litigare in diretta a causa della scelta della show girl di rivelare l’età del conduttore (ma non erano le signore, quelle a camuffare l’età?).

Ma la scaramuccia non s’è limitata al piccolo piccolo schermo.

I due hanno deciso di dire la propria attraverso i social. E così, dopo il primo post su Facebook della risentita Volpe, Magalli c’è andato giù pesante, scrivendo uno status non privo d’allusioni:

“Le ho detto solo che è una rompipalle e quello è un fatto, non un insulto. Poi lei, e questo forse ti ha coinvolto, ha cercato di farlo passare come un insulto alle donne, ma io ce l’avevo solo con lei, non con le donne che ho sempre rispettato e che forse si sentirebbero più insultate se sapessero come fa a lavorare da 20 anni…”.

Parole evitabili, in una vicenda di per sé dimenticabile (dimenticabile come il programma che i due conducono da anni, per la gioia delle casalinghe di Voghera), che però ha ottenuto importante eco su diversi quotidiani nazionali.

Su repubblica.it, per esempio, dove qualcuno (non sono riuscito a trovare la firma, ma d’altra parte io stesso sono il primo a non firmarmi) ha scritto:

“Chissà come si sente Giancarlo Magalli, classe 1947, settant’anni a luglio, mai uno scivolone in quarant’anni di tv – professionista vecchio stampo, elegante e educato, simpatico e sobrio, di quelli che “entrano nelle case degli italiani” chiedendo permesso – e che cosa l’abbia spinto a reagire così in malomodo nei confronti di Adriana Volpe, la conduttrice e showgirl che da tempo lo affianca nella conduzione di I fatti vostri, longevo programma di intrattenimento in onda al mattino su RaiDue, rea di aver detto al pubblico, in diretta, l’età del conduttore”.

Non sappiamo come si senta Magalli, e francamente poco ci importa.

Ciò che è certo è che Magalli non è alla prima uscita in felice in decenni di carriera: si pensi a quella – di novembre scorso – contro i Reggini, accusati di essere dei criminali.

Che sia il tempo di farsi da parte, se non riesce più ad essere opportuni?

Cessione Milan a Sino-Europe Sport, venerdì assemblea dei soci (e closing?)

Nel primo numero de ‘L’Opinabile’, ho scritto un pezzo dedicato al passaggio del Milan in mani cinesi. Esprimevo qualche dubbio e, soprattutto, mi chiedevo: chi sono questi cinesi?

“I dati legati ai probabili acquirenti sono discretamente confusi: hanno un nome (Sino-Europe Sports Investment Management Changxing Co.Ltd.), ma non hanno un sito internet (provate a googolare voi stessi “Sino-Europe official website”). Hanno un volto (anzi due: quelli di Han Li e Yonghong Li, i cinesi ritratti accanto a Berlusconi nelle foto spasmodicamente riproposte dai media italiani quando si parla della cessione del Milan ai cinesi), ma si esprimono attraverso un gruppo di comunicazione il cui unico rappresentante, Auro Palomba, viene definito da più siti rossoneri come un personaggio “cercato da tutto il mondo dell’economia italiana” ma che sul sito de ‘Il Sole 24 Ore’ (riteniamo tra i più accreditati nel settore) viene citato in appena due articoli”.

Ad oggi, 28 febbraio, la situazione è pressoché invariata.

I cinesi hanno un nome, ma del sito internet nemmeno l’ombra. (Guardate di seguito lo screen di ciò che si trova ricercando su Google “Sino-Europe official website”).

Hanno i due volti di Han Li e Yonghong Li, ma rimane ignota la composizione della cordata di cui i due pluricitati sarebbero i frontmen. (Nemmeno chi conosce abbastanza da vicino la Cina ha voglia di sbilanciarsi). (E ‘Il Sole 24 Ore’ ne scrive abbondando in condizionali).

Per quanto riguarda Auro Palomba, s’è tornato a parlare di lui nel contesto del tentativo di scalata di Vivendi a Mediaset. Ne ha parlato anche ‘Il Mattino di Padova’, in ‘Braccio di ferro con Vivendi, Community affianca Mediaset’. Nell’articolo, da consulente della comunicazione dei cinesi che era (e che, in altri articoli, continua ad essere), Auro Palomba si trasforma in vero e proprio advisor (“Community è già advisor nella trattativa di cessione del Milan a una cordata di imprenditori cinesi”). Ciò che sembra, più che altro, è che Auro Palomba sia un uomo vicino a Fininvest.

Nonostante questi buchi nella narrazione, parecchie realtà online sembrano sicure: il closing si farà il tre, con conferenza stampa il quattro (di sabato?). A conferma, la convocazione dell’assemblea dei soci del Milan venerdì prossimo (annunciata ufficialmente oggi, tramite comunicato stampa).

Staremo a vedere. Con ogni probabilità i nostri dubbi verranno fugati già venerdì, ma ad oggi – martedì – la situazione continua ad apparire quantomeno insolita.

(BREVISSIMO AGGIORNAMENTO = “Milan, ritardi sui pagamenti, il closing può slittare”)

RDV

Aisha Gheddafi scrive al popolo libico: arriverà il tempo della sua vendetta?

Aisha Gheddafi è l’unica figlia femmina di Muamar Gheddafi, noto – durante gli anni di dittatura in Libia – come il Colonnello, ucciso il 20 ottobre 2011 da membri del Consiglio nazionale di transizione dopo essere stato ripetutamente pestato e brutalizzato (è la sorte di – alcuni – dittatori, si dirà).

Durante la dittatura, Aisha non era vista eccessivamente di buon occhio dai propri connazionali: considerata la Cindy Crawford dell’America del Nord (la Claudia Schiffer, a detta della pagina italiana di Wikipedia: parliamo sempre di modelle particolarmente in voga), Aisha rappresentava, eufemisticamente, un’eccezione in un paese tradizionalista – e islamico – come quello libico.

Ad oltre cinque anni dalla caduta del regime (e con una Libia ancora lungi dalla pacificazione), però, Aisha ha pensato bene di riposizionare la propria immagine. E dopo aver iniziato ad indossare il velo già a ridosso della guerra in Libia, l’unica figlia del Colonnello ha deciso di rivolgersi direttamente al popolo libico, scrivendo una lettera aperta in cui li invita a resistere contro l’occidente, autoproclamandosi unica erede del padre nonché “madre della Libia”.

Questa lettera non è quindi passata inosservata: secondo quanto riportato dal Mirror Sepctrum la Nato avrebbe organizzato una riunione apposita nei Paesi Bassi per discutere della situazione in Libia (“Con la naturalezza materna propria delle donne è capace di difendere ai propri figli libici. Educata alla Sorbona, Aisha ha già annunciato la creazione di un Governo occulto in Libia e fuori dai suoi confini”, ha scritto il Mirro Spectrum sul tema. Il portale russo MirTesen, dal canto suo, ha aggiunto: “Aisha rappresenta una minaccia reale giacché è l’unica di tutti i figli del leader che potrebbe influire sugli animi dei libici”).

Aisha è fuggita dalla Libia dopo la presa di Tripoli da parte dei ribelli. Oltre ad averso il padre, Aisha ha perso nei bombardamenti Nato del 2011 anche il marito e uno dei suoi figli. Sta giungendo per Aisha il tempo della vendetta, come una Lee Geum-ja o una Beatrix Kiddo?

Europa radioattiva: rilevato Iodio-131 in sette paesi. Ma da dove viene?

Ce ne dà notizia il ‘The Sun’, tabloid che – notoriamente – tende al sensazionalismo: pericolose particelle radioattive sono state rilevate in sette diversi paesi europei (Norvegia, Filandia, Repubblica Ceca, Germania, Francia e Spagna).

Gli scienziati ignorano la provenienza esatta delle particelle radioattive (cosa le abbia prodotte: una delle ipotesi riporta ai sottomarini nucleari russi). Ciò che è noto è che provengono dall’Europa dell’Est e che le prime rivelazioni sono giunte già a gennaio (ma non se n’è immediatamente parlato per evitare che si diffondesse il panico). Leggi tutto “Europa radioattiva: rilevato Iodio-131 in sette paesi. Ma da dove viene?”

Controlli antidroga a scuola, la lettera aperta di un Professore

E’ dovuto scappare il morto (espressione che non apprezzo molto, dato l’impossibilità oggettiva di correre di chi è senza vita) per riprendere a parlare dell’opportunità di legalizzare la cannabis sativa e, soprattutto, per parlare dell’opportunità o meno di controllare in maniera rigorosa i nostri adolescenti (come fossero adulti qualsiasi, anche se poi magari adulti qualsiasi non sono, se arrivano a togliersi la vita per una – sia pur umiliante – perquisizione in casa). Leggi tutto “Controlli antidroga a scuola, la lettera aperta di un Professore”

Nemmeno la Fossa delle Marianne si salva dall’inquinamento: pubblicata un’inquietante ricerca

Pessime notizie per l’ambiente. Nemmeno la Fossa delle Marianne (la più profonda depressione oceanica conosciuta al mondo, di cui vi invitiamo a scoprire di più leggendone su Wikipedia) si salva dall’inquinamento. Anzi: secondo alcuni ricercatori, quello che è uno dei punti più remoti ed inaccessibili del pianeta, sarebbe anche tra i luoghi più inquinati dell’intero Oceano Pacifico. Leggi tutto “Nemmeno la Fossa delle Marianne si salva dall’inquinamento: pubblicata un’inquietante ricerca”

“Non mi parlate di Internet perché sono assolutamente contrario”. Tutto sommato, conveniamo

Ero pronto a scatenare tutta la mia opinabile indignazione contro il procuratore capo della Repubblica di Vasto Giampiero Di Florio che, in seguito alla quantomeno terribile vicenda accaduta nella cittadina abruzzese (sulla quale non ci soffermeremo oltre: questo un link per sapere quanto accaduto qualora non abbiate aperto un giornale tra ieri ed oggi), ha affermato: “Non mi parlate di Internet perché sono assolutamente contrario a tutte queste forme di comunicazione. Vedo una gioventù malsana che non parla più e si affida a questi commenti spregiudicati. Sono forme di violenze anche quelle. Sono veramente stufo di queste comunicazioni in rete dove cova l’odio”. Leggi tutto ““Non mi parlate di Internet perché sono assolutamente contrario”. Tutto sommato, conveniamo”