Attacchi terroristici in Europa: quale influenza avranno sui flussi turistici?

Turismo in Inghilterra

L’ultimo, l’ennesimo attacco terroristico mortale avvenuto alla Manchester Arena durante il concerto della popstar Ariana Grande, potrebbe avere pesanti ripercussioni sui flussi turistici verso l’Europa. L’attacco kamikaze, avvenuto lunedì sera, ha provocato la morte di almeno 22 persone, tra i quali diversi bambini o adolescenti: è stato il peggior attentato nel Regno Unito dopo i bombardamenti di Londra nel luglio del 2005 e ha fatto seguito di poche settimane all’attacco con un veicolo compiuto a Londra nel mese di marzo, quando quattro persone sono morte tra il Westminster Bridge e l’area di accesso al Parlamento.

La polizia ha identificato, poche ore dopo la strage, il 22enne Salman Abedi, morto nell’esplosione, giovane attentatore che potrebbe non aver agito da solo ma supportato da una rete più ampia ed organizzata facente capo all’Isis che ha rivendicato la responsabilità dell’attacco pur non fornendo alcuna prova del suo coinvolgimento. Secondo gli esperti del settore viaggi, incidenti di questo tipo hanno un enorme impatto emotivo sulle persone aumentando la preoccupazione legata ai viaggi e facendo loro percepire un mondo più pericoloso e non accogliente; dal punto di vista del turismo in Europca dunque, attentati di tale portata potrebbero avere ripercussioni drammatiche portando le persone a non considerare più i Paesi europei sufficientemente sicuri e spingendoli a non visitarli.

Quelli nel Regno Unito del resto sono solo alcuni degli attentati avvenuti in Europa, ai quali bisogna aggiungere quelli in città come Berlino, Bruxelles, Parigi e Nizza degli ultimi due anni, che hanno concretamente contribuito ad un drastico calo del turismo in Europa. Si tratta del primo declino del turismo nell’Europa occidentale da diversi anni a questa parte, in un momento storico che vede il turismo globale crescere. Tuttavia in Gran Bretagna il settore non ha ancora subito pesanti contraccolpi tanto che nei primi tre mesi del 2017 i numeri dei visitatori sono aumentati del 18% toccando gli 8 milioni. Questo in seguito agli effetti della Brexit che ha provocato una riduzione piuttosto importante del valore della sterline rendendo alberghi, ristoranti e negozi britannici molto più economici per l’area Euro ma anche per chi cambia dollari americani in pound.

Secondo gli esperti l’attacco di Manchester non metterà freno, quest’anno almeno, alla crescita del turismo in Uk ma potrebbe comunque comportare un rallentamento del tasso di espansione. Secondo le stime di Euromonitor potrebbero infatti ridursi di almeno 100 mila unità le presenze turistiche nel Paese. Caroline Bremner, analista di viaggi di Euromonitor, ha sottolineato che “nello schema delle cose, si tratta di un downgrade molto piccolo. Ma si tratta ovviamente di un effetto da tenere in considerazione”. Il dipartimento di Stato americano è preoccupato per questa escalation di minacce e di attacchi, che avvengono sempre più spesso nei luoghi turistici delle grandi città europee e per questo ha rilasciato un avviso rivolto agli americani in viaggio verso l’Europa. Un portavoce ha sottolineato che “mentre i governi locali continuano ad incrementare le operazioni contro il terrorismo, il Dipartimento rimane preoccupato per i potenziali attacchi terroristici futuri.

Secondo Bremner sarà molto importante la reazione delle autorità britanniche all’attacco di lunedì perchè i viaggiatori “saranno alla ricerca di rassicurazioni che li convincano a venire nel Regno Unito in sicurezza”. Martedì intanto il livello di minaccia è stato elevato a ‘critico’: si tratta del massimo livello possibile, segnale del fatto che i servizi di intelligence ritengono che un altro attacco possa essere imminente. La polizia londinese ha esaminato tutti i prossimi eventi in programma nella capitale, e sono stati dispiegati centinaia di uomini dell’esercito per proteggere tutti i luoghi sensibili di Londra. E’ importante proteggere Londra, meta di turismo internazionale a differenza di Manchester che vede solo una piccola frazione di turisti rispetto alla capitale, poco più di un milione l’anno secondo Euromonitor. Anche se, data l’entità dell’attacco avvenuto a Manchester, è necessario non abbassare la guardia in tutto il Regno Unito.

Daniele Orlandi

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Guerra in Siria: quando l’energia elettrica è questione di vita o di morte

Aleppo dal satellite

Sei anni di guerra in Siria hanno avuto un effetto devastante su milioni di persone. Uno degli impatti più catastrofici con il quale la popolazione ha dovuto fare i conti, è sicuramente quello sulla rete elettrica del Paese e a confermarlo vi sono una serie di immagini realizzate dalla Nasa e diffuse dalla Bbc Arabic che mostrano nei dettagli come, nel corso del conflitto, le luci che nel 2012 illuminavano le città siriane siano poco alla volta scomparse, lasciando la popolazione nel buio più totale. Leggi tutto “Guerra in Siria: quando l’energia elettrica è questione di vita o di morte”

La frattura nascosta del voto francese: Macron, Le Pen e il cleavage città-campagna

La sfida al ballottaggio tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen rappresenta plasticamente l’accresciuta importanza di una dimensione di competizione alternativa alla (finora) prevalente linea di conflitto sinistra-destra. Una dimensione ortogonale all’asse sinistra-destra e sulla quale la letteratura scientifica non ha ancora elaborato una definizione condivisa. Si tratta del conflitto fra ‘società aperta’ e ‘società chiusa’ che oppone i fautori della globalizzazione, del multiculturalismo e dell’integrazione europea ai sostenitori della ‘demarcazione’ (Kriesi et al. 2006) del welfare chauvinism e del ritorno agli stati nazionali. Di Vincenzo Emanuele Leggi tutto “La frattura nascosta del voto francese: Macron, Le Pen e il cleavage città-campagna”

I peggiori Paesi per emigrare: in testa Kuwait, Grecia e Nigeria. Italia al nono posto

Classifca Expat Insider

Emigrare, cambiare vita in un nuovo Paese, ricominciare ma con la speranza di un futuro migliore. E’ quanto spinge, ogni anno, centinaia di migliaia di persone ad abbandonare la loro terra natia per costruire un nuovo percorso di vita all’estero: si tratta di una decisione importante e che deve necessariamente essere oculata, per non incappare in brutte sorprese e rischiare di mandare in fumo tutti i propri risparmi. Ebbene si perchè, a fronte di una serie di Paesi nei quali è concretamente auspicabile un futuro ‘migliore’, ve ne sono altri nei quali la situazione è ben differente, e sceglierli per viverci equivale in alcuni casi a fare un vero e proprio salto nel vuoto. A tal proposito Internations, una rete di persone di ogni provenienza, che vivono e lavorano in ogni parte del mondo, ha realizzato per il terzo anno consecutivo una ricerca chiamata ‘Expat Insider’ che mostra una serie di informazioni relative alla scelta di emigrare all’estero e che comprende, tra le altre cose, una classifica dei peggiori paesi nei quali iniziare una nuova vita. Leggi tutto “I peggiori Paesi per emigrare: in testa Kuwait, Grecia e Nigeria. Italia al nono posto”

ANNUNCIATE ELEZIONI ANTICIPATE IN UK

Annuncio a sorpresa di elezioni anticipate stamattina a Downing Street.

La prima ministra Theresa May ha annunciato stamattina, durante un inatteso discorso alla nazione, che l’8 giugno la Gran Bretagna è chiamata ad eleggere un nuovo governo. L’annuncio ha profondamente scosso tutta l’Europa, anche a fronte del fatto che negli ultimi mesi l’inquilina del numero 10 di Downing Street aveva escluso questa ipotesi. La necessità è quella, ha affermato la May, di rafforzare il partito conservatore nel cammino che conduce alla Brexit.

Attualmente, secondo numerosi sondaggi, il partito conservatore è in testa nelle previsioni di voto, segnando un netto vantaggio sul partito laburista. Una scommessa di vantaggio, dunque.

La Brexit è nell’interesse nazionale ma gli altri partiti si oppongono”, ha dichiarato la May.   Il voto si impone  per far fronte al clima di “divisione” seminato dalle opposizioni laburista, libdem e indipendentista scozzese a Westminster che rischiano di indebolire il Paese nel negoziato sulla Brexit.

La May si è appellata ai britannici affinchè votino per i tories.

May ha ammesso di aver escluso in passato il voto anticipato, ma di ritenere ora che questo sia “l’unico modo per garantire certezza” al Paese e condurre in porto la Brexit: “Ne abbiamo bisogno e ne abbiamo bisogno ora”, ha dichiarato.

 

L’annuncio del Primo Ministro May alla nazione:

VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=aw23OrlMvxI

Disastri aerei: tra le cause la cattiva conoscenza dell’inglese di piloti e controllori di volo

Voli internazionali potenzialmente pericolosi? Secondo uno studio, le carenze linguistiche dei piloti con l’inglese potrebbero provocare disastri aerei importanti. Secondo un rapporto commissionato dalla Civil Aviation Authority (Caa), la sicurezza dei voli sarebbe a rischio a causa di uno scarso livello di inglese tra molti dei piloti e dei controllori del traffico aereo internazionale, alcuni dei quali avrebbero ‘barato’ nei test per verificare il livello linguistico. L’inglese è lo standard internazionale per l’aviazione ed è necessario conoscerlo bene per poter pilotare un aereo ma secondo la Caa non tutti lo comprenderebbero e parlerebbero a dovere e questo potrebbe portare a gravi incidenti sia in Gran Bretagna che nel resto del mondo. Dalla relazione è emerso che la conoscenza della lingua tra i piloti risulti in calo ed al di sotto degli standard internazionali richiesti e ha inoltre portato alla luce le falsificazioni, la corruzione e l’inadeguatezza dei test, considerate problematiche chiave di questo abbassamento qualitativo. Il rapporto ha preso in esame 267 voli direttamente collegati ad episodi di cattiva comunicazione ed incomprensioni linguistiche, su un periodo di 18 mesi, 89 dei quali si sono verificati nel Regno Unito.

Dal rapporto sono emersi alcuni casi come quello di un aereo che ha iniziato a percorrere una pista del Midlands airport senza autorizzazione, poichè il pilota non ha capito le indicazioni degli uomini radar, sforando l’incidente. Un altro caso di potenziale incidente dovuto ad una confusione linguistica sulla destra e la sinistra, è avvenuto durante l’atterraggio di un velivolo all’aeroporto di Manchester. La relazione ha rilevato anche presunte truffe con candidati stranieri che hanno superato i test dopo soli dieci giorni di lezioni, un risultato ‘quasi impossibile’ secondo uno dei realizzatori del documento. Altri operatori avrebbero ricevuto i certificati di conoscenza della lingua inglese attraverso ‘strette di mano’ o tramite amici, senza però conoscere realmente la lingua. Gli esperti britannici hanno criticato, oltre alla Gran Bretagna, anche Francia e Spagna in cui sarebbe obbligatorio rivolgersi in inglese ai piloti internazionali ma molto spesso ciò non avviene.

Lo studio ha anche evidenziato che alcuni controllori del traffico aereo fuori dall’Inghilterra non hanno sempre un livello di inglese tale da poter comunicare in modo fluente con i piloti, pur essendo obbligati a rispettare, dal 2008, uno standard internazionale. Insomma la conclusione del rapporto non lascia adito a dubbi: “i problemi di comunicazione relativi alla conoscenza della lingua – si sottolinea nelle conclusioni – sono importanti per la sicurezza aerea al pari di qualsiasi altra questione”, come ad esempio le turbolenze in volo o la gestione dei passeggeri dirompenti’. Il rapporto consiglia dunque di incrementare i controlli a campione per verificare l’effettiva conoscenza della lingua da parte di piloti e controllori ed il fatto che venga utilizzata la terminologia appropriata al posto di un linguaggio ‘semplice’ e basilare’. Il Dipartimento dei Trasporti ha replicato sottolineando che sta discutendo con la Caa in merito al rapporto e il Nats, l’organismo di controllo del traffico aereo, ha dichiarato che ogni errore è stato preso molto sul serio e sarà oggetto di indagine.
Daniele Orlandi

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Ungheria contro i migranti: container al confine per i richiedenti asilo, muro-bis per gli irregolari

Le azioni dell’Ungheria contro i migranti si sono fatte, negli ultimi mesi, più concrete che mai. A cominciare dall’approvazione di una legge che prevede l’immediato arresto, con reclusione, dei migranti entrati illegalmente in territorio magiaro, un provvedimento che ha scatenato forti critiche da parte dell’Unione Europea. Ma non solo perchè il governo ha deciso l’immediato fermo di qualsiasi persona entri nel territorio nazionale per chiedere asilo e dispone che venga spostata nei centri di raccolta allestiti presso il confine. Il Paese non ama limitarsi alle promesse bensì passare subito ai fatti e così, nelle scorse settimane, sul confine tra Ungheria e Serbia sono stati posizionati i primi container ad uso abitativo e costruiti a schiera che ospiterano i migranti; andando a dar forma ad un enorme campo nel comune di Röszke a sud di Szeged (Seghedino), un paese di circa 3000 abitanti vicino al quale abiteranno, almeno per il momento, centinaia di migranti. Si parla di condizioni difficili con situazioni di sovraffollamento con stanze di una decina di metri quadrati e almeno cinque letti per stanza, con enormi difficoltà anche nel compiere semplici movimenti, oltre al fatto che gli alloggi provvisori risultano spesso esposti agli agenti atmosferici, rendendo la vivibilità del campo di Röszke, ma anche di quello di Tompa, estremamente difficili.

Insomma è questa la strategia per un’ancora maggiore sicurezza interna, messa in atto dal primo ministro ungherese Viktor Orbàn per il suo Paese-fortezza: impedire provvisoriamente l’ingresso anche alle persone che vorrebbero entrarvi legalmente, obbligandole ad una sorta di detenzione sulla linea di confine in attesa di esaminare la loro richiesta d’asilo. Per gli irregolari invece nessuna tolleranza: l’arresto è immediato per tutti coloro che tentano di varcare il muro al confine serbo-magiaro, e altrettanto immediata è la procedura per rimandarli indietro. E da questo punto di vista i piani del premier nazionalconservatore prevedono nuovi fatti concreti: a cominciare dal completamento del secondo muro anti-migranti, una seconda barriera protettiva in costruzione lungo il confine con la Servia che il leader magiaro intende vedere completata entro il prossimo mese di maggio. Secondo il leader magiaro si tratta di un’opera “necessaria” in quanto, ha sottolineato, “riteniamo che non sia una decisione saggia affidarsi alla Turchia per arrestare le prossime ondate migratorie, nel momento in cui la Ue critica Ankara, la definisce non democratica, è coinvolta in continue polemiche con la leadership turca”.

Il nuovo muro di confine farà seguito a quello costruito a partire dal 2015 per far fronte alla prima grande ondata migratoria: sorgerà proprio alle spalle della prima barriera, fungendo da ‘sistema intelligente’ poichè dotata di tecnologie all’avanguardia, compresi numerosi sensori in grado di percepire anche il minimo movimento umano, che verranno installati a distanza di 15 centimetri l’uno dall’altro, allo scopo di “arrestare qualsiasi ondata migratoria di qualsiasi entità”, ha spiegato Orbán. Oltre alle barriere il confine è presidiato da mezzi della polizia e della guardia di frontiera, oltre che dagli uomini dell’Honvedség, l’esercito ungherese e sono dotati di diversi sistemi di visori notturni, oltre che di apparati a raggi infrarosso, oltre che di mezzi a terra come le jeep Hummer e gli elicotteri; il confine, dunque, è già oggi praticamente invalicabile e nonostante le accuse di diverse organizzazioni non governative in merito ai presunti metodi violenti utilizzati dalle autorità nei confronti dei profughi, mancano ad oggi prove concrete che ciò effettivamente avvenga.

Secondo il premier la tregua negli arrivi dei migranti, calati nell’ultimo periodo, è soltanto provvisoria e l’Ungheria rimane un paese “sotto assedio”, da parte di coloro che, fuggendo dalla guerra, intendono passare da Budapest per raggiungere l’Europa. Viktor Orbán non sembra dunque minimamente intenzionato a fare un passo indietro, portando avanti la sua politica repressiva ed aggressiva, fortemente osteggiata dal resto d’Europa in quanto violerebbe, a causa di molteplici fattori, il diritto comunitario e i diritti umani.

Daniele Orlandi

L’Europa chiede alla Russia di rimuovere i missili Irkander da Kaliningrad

Lo scorso mese di novembre la Russia ha schierato a Kaliningrad, al confine con i Paesi Nato di Lituania e Polonia, i missili anti-navi Bastion. Una decisione arrivata in un momento di forte tensione tra il Paese e l’Occidente; in seguito è intervenuto Viktor Ozerov, presidente della Commissione difesa della Camera alta del Parlamento russo, sottolineando che Mosca avrebbe schierato nella sua enclave baltica anche missili di difesa aerea Iskander ed S-400. E’ notizia di questi giorni che l’Europa avrebbe chiesto alla Russia di rimuovere da Kaliningrad i missili Iskander, estremamente allarmata dalla possibilità che questi missili vengano distribuiti in modo permanente come sottolineato dal ministro tedesco degli Esteri Sigmar Gabriel. In precedenza anche l’ambasciatore della Polonia negli Stati Uniti, Piotr Wilczek, aveva sottolineato le sue preoccupazioni in merito alla crescente potenza militare della Russia, affermando che il Paese guidato da Putin starebbe cercando, in tal modo, di recuperare il suo status di superpostenza perso in seguito al crollo dell’Urss.

Il diplomatico ha osservato che questa tipologia di missili potrebbe, da Kaliningrad, raggiungere la Polonia, la Germania e gli stati baltici. I sistemi missilistici Ikander sono stato dispiegato nella regione di Kaliningrad dallo scorso autunno in risposta allo schieramento del sistema di difesa missilistico degli Stati Uniti in Europa. John Kirby, portavoce del Dipartimento di Stato, ha sottolineato che gli Stati Uniti avrebbero esortato la Russia a non schierare Irkander e missili S-400, per non rappresentare una minaccia per la sicurezza europea e ha ricordato che la Russia ha promesso da almeno 20 anni di schierare questi sistemi missilistici nella regione di Kaliningrad per rispondere ad una serie di situazioni in Europa. Situazioni che, ha aggiunto Kirby, non richiedono una reazione di questo tipo.

Non molto tempo fa, del resto, il portavoce ufficiale di Putin, Dmitry Peskov ha dichiarato alla Bbc che rimuovere i missili russi da Kaliningrad è impossibile fintanto che quelli della Nato rimarranno in Europa. “E’ impossibile – ha sottolineato in tale occasione – rimuovere quei missili, non sapendo se i piani per costruire il sistema missilistico anti-Russia nel continente europeo siano stati aboliti”.

Daniele Orlandi