E’ morto Liu Xiaobo: si è spento l’eroe di Tienanmen, premio Nobel per la Pace

Liu Xiaobo

Dedicare la propria vita alla libertà collettiva e perderla rinchiuso all’interno di un carcere. Si è spento così, a soli 61 anni, il dissidente cinese, premio Nobel per la Pace, Liu Xiaobo spostato dalla prigione, dove si trovava da anni in seguito alla condanna per ‘incitamento al sovvertimento dello Stato’, nell’ospedale di Shenyang per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute. Xiaobo era infatti malato di tumore terminale al fegato e, pur in un nosocomio, di fatto è rimasto prigioniero fino all’ultimo con la famiglia che ha messo in guardia i media internazionali dal prendere per vere le comunicazioni dell’ospedale nel quale è stato ricoverato.

Nato il 28 dicembre 1955 a Changchun, nel nord della Cina, Liu Xiaobo ha trascorso la sua infanzia nella Mongolia interna; si è laureato all’università di Jilin specializzandosi in seguito alla normale di Pechino con un master su ‘Estetica e libertà dell’uomo’, già indirizzato verso un percorso che abbraccerà a piene mani negli anni seguenti. Ha studiato in Europa ed in seguito negli Stati Uniti dove ha lavorato come docente ma nel 1989 ha lasciato New York iniziando la sua ‘nuova vita’, scendendo in piazza con i suoi studenti, diventando protagonista della primavera cinese. Da allora è ricordato per essere stato uno dei ‘quattro gentleman’ che, dopo aver organizzato lo sciopero della fame, trattarono con i militari in piazza Tienenmen a bordo dei carri armati: da allora inizia a conoscere la prigione ma anche i lavori forzati, un periodo difficile smorzato dall’amore per la poetessa Liu Xia, conosciuta quando ancora insegnava.

L’eroe di Tiananmen non ha mai rinunciato a credere in una possibilità di cambiamento affidandosi, nel nuovo millennio, anche al web per superare le apparentemente invalicabili mura del regime, iniziando a parlare di ‘potere della pubblica opinione su Internet’. Il coraggioso professore però verrà arrestato di nuovo, in seguito alla fondazione di Charta 2008, manifesto sottoscritto da 303 diversi attivisti (ed in seguito da oltre 12mila persone) per chiedere il rispetto per i diritti umani e la fine del partito unico: un’ultima battaglia che gli costerà una condanna ad 11 anni, togliendogli tutto ma non certo la speranza di un cambiamento e la propagazione delle sue idee e dei suoi ideali, privi di odio e votati alla libertà. Tanto da essere premiato con il Nobel, per la sua tenacia, forza e determinazione.

Poco è cambiato nelle sue ultime settimane di vita: la Cina ha ripetutamente negato la possibilità di un suo trasferimento all’estero, nonostante i tentativi dell’Occidente di chiederne la liberazione, con il Dipartimento di Stato che ha sottolineato la disponibilità degli Usa a riceverlo e l’Unione Europea che, senza troppi giri di parole, ha chiesto alla Cina di liberare lui e la moglie. Pechino ha ‘risposto’ trasferendolo in una clinica, sottolineando che ormai non c’era più nulla da fare, a dispetto di quanto sostenuto dai medici occidentali secondo i quali cure migliori avrebbero potuto aiutarlo. E, ciò che più fa male ora che Liu non è più in vita, è il fatto che nell’ultimo periodo sia venuta a mancare una mobilitazione forte, come accaduto per altri dissidenti chiusi in prigione, per regalare un breve periodo di libertà ad un uomo che ha fatto di questa parola una missione di vita.

Daniele Orlandi

Florida, suprematista bianco si converte all’Islam e uccide i due coinquilini neonazi

Scarica gratuitamente il numero di maggio 2017 de L’Opinabile

“Lo dovevo fare. Non sarebbe successo se il vostro paese non avesse bombardato il mio”: con queste parole, riportate dalla Polizia di Tampa, il 18enne Devon Arthurs – un ragazzo americano, in barba alle dichiarazioni riportate – ha giustificato il duplice omicidio dei coinquilini Jeremy Himmelman e Andrew Oneschuk, rispettivamente di 22 e 18 anni. I due giovani avevano convinzioni neonaziste e s’erano trovati a scontrarsi con Arthurs, a sua volta ex neonazi, per l’inaspettata scelta del ragazzo di convertirsi all’Islam. Leggi tutto “Florida, suprematista bianco si converte all’Islam e uccide i due coinquilini neonazi”

Attacchi terroristici in Europa: quale influenza avranno sui flussi turistici?

Turismo in Inghilterra

L’ultimo, l’ennesimo attacco terroristico mortale avvenuto alla Manchester Arena durante il concerto della popstar Ariana Grande, potrebbe avere pesanti ripercussioni sui flussi turistici verso l’Europa. L’attacco kamikaze, avvenuto lunedì sera, ha provocato la morte di almeno 22 persone, tra i quali diversi bambini o adolescenti: è stato il peggior attentato nel Regno Unito dopo i bombardamenti di Londra nel luglio del 2005 e ha fatto seguito di poche settimane all’attacco con un veicolo compiuto a Londra nel mese di marzo, quando quattro persone sono morte tra il Westminster Bridge e l’area di accesso al Parlamento. Leggi tutto “Attacchi terroristici in Europa: quale influenza avranno sui flussi turistici?”

Guerra in Siria: quando l’energia elettrica è questione di vita o di morte

Aleppo dal satellite

Sei anni di guerra in Siria hanno avuto un effetto devastante su milioni di persone. Uno degli impatti più catastrofici con il quale la popolazione ha dovuto fare i conti, è sicuramente quello sulla rete elettrica del Paese e a confermarlo vi sono una serie di immagini realizzate dalla Nasa e diffuse dalla Bbc Arabic che mostrano nei dettagli come, nel corso del conflitto, le luci che nel 2012 illuminavano le città siriane siano poco alla volta scomparse, lasciando la popolazione nel buio più totale. Leggi tutto “Guerra in Siria: quando l’energia elettrica è questione di vita o di morte”

La frattura nascosta del voto francese: Macron, Le Pen e il cleavage città-campagna

La sfida al ballottaggio tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen rappresenta plasticamente l’accresciuta importanza di una dimensione di competizione alternativa alla (finora) prevalente linea di conflitto sinistra-destra. Una dimensione ortogonale all’asse sinistra-destra e sulla quale la letteratura scientifica non ha ancora elaborato una definizione condivisa. Si tratta del conflitto fra ‘società aperta’ e ‘società chiusa’ che oppone i fautori della globalizzazione, del multiculturalismo e dell’integrazione europea ai sostenitori della ‘demarcazione’ (Kriesi et al. 2006) del welfare chauvinism e del ritorno agli stati nazionali. Di Vincenzo Emanuele Leggi tutto “La frattura nascosta del voto francese: Macron, Le Pen e il cleavage città-campagna”

I peggiori Paesi per emigrare: in testa Kuwait, Grecia e Nigeria. Italia al nono posto

Classifca Expat Insider

Emigrare, cambiare vita in un nuovo Paese, ricominciare ma con la speranza di un futuro migliore. E’ quanto spinge, ogni anno, centinaia di migliaia di persone ad abbandonare la loro terra natia per costruire un nuovo percorso di vita all’estero: si tratta di una decisione importante e che deve necessariamente essere oculata, per non incappare in brutte sorprese e rischiare di mandare in fumo tutti i propri risparmi. Ebbene si perchè, a fronte di una serie di Paesi nei quali è concretamente auspicabile un futuro ‘migliore’, ve ne sono altri nei quali la situazione è ben differente, e sceglierli per viverci equivale in alcuni casi a fare un vero e proprio salto nel vuoto. A tal proposito Internations, una rete di persone di ogni provenienza, che vivono e lavorano in ogni parte del mondo, ha realizzato per il terzo anno consecutivo una ricerca chiamata ‘Expat Insider’ che mostra una serie di informazioni relative alla scelta di emigrare all’estero e che comprende, tra le altre cose, una classifica dei peggiori paesi nei quali iniziare una nuova vita. Leggi tutto “I peggiori Paesi per emigrare: in testa Kuwait, Grecia e Nigeria. Italia al nono posto”

ANNUNCIATE ELEZIONI ANTICIPATE IN UK

Annuncio a sorpresa di elezioni anticipate stamattina a Downing Street.

La prima ministra Theresa May ha annunciato stamattina, durante un inatteso discorso alla nazione, che l’8 giugno la Gran Bretagna è chiamata ad eleggere un nuovo governo. L’annuncio ha profondamente scosso tutta l’Europa, anche a fronte del fatto che negli ultimi mesi l’inquilina del numero 10 di Downing Street aveva escluso questa ipotesi. La necessità è quella, ha affermato la May, di rafforzare il partito conservatore nel cammino che conduce alla Brexit.

Attualmente, secondo numerosi sondaggi, il partito conservatore è in testa nelle previsioni di voto, segnando un netto vantaggio sul partito laburista. Una scommessa di vantaggio, dunque.

La Brexit è nell’interesse nazionale ma gli altri partiti si oppongono”, ha dichiarato la May.   Il voto si impone  per far fronte al clima di “divisione” seminato dalle opposizioni laburista, libdem e indipendentista scozzese a Westminster che rischiano di indebolire il Paese nel negoziato sulla Brexit.

La May si è appellata ai britannici affinchè votino per i tories.

May ha ammesso di aver escluso in passato il voto anticipato, ma di ritenere ora che questo sia “l’unico modo per garantire certezza” al Paese e condurre in porto la Brexit: “Ne abbiamo bisogno e ne abbiamo bisogno ora”, ha dichiarato.

 

L’annuncio del Primo Ministro May alla nazione:

VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=aw23OrlMvxI

Disastri aerei: tra le cause la cattiva conoscenza dell’inglese di piloti e controllori di volo

Voli internazionali potenzialmente pericolosi? Secondo uno studio, le carenze linguistiche dei piloti con l’inglese potrebbero provocare disastri aerei importanti. Secondo un rapporto commissionato dalla Civil Aviation Authority (Caa), la sicurezza dei voli sarebbe a rischio a causa di uno scarso livello di inglese tra molti dei piloti e dei controllori del traffico aereo internazionale, alcuni dei quali avrebbero ‘barato’ nei test per verificare il livello linguistico. L’inglese è lo standard internazionale per l’aviazione ed è necessario conoscerlo bene per poter pilotare un aereo ma secondo la Caa non tutti lo comprenderebbero e parlerebbero a dovere e questo potrebbe portare a gravi incidenti sia in Gran Bretagna che nel resto del mondo. Dalla relazione è emerso che la conoscenza della lingua tra i piloti risulti in calo ed al di sotto degli standard internazionali richiesti e ha inoltre portato alla luce le falsificazioni, la corruzione e l’inadeguatezza dei test, considerate problematiche chiave di questo abbassamento qualitativo. Il rapporto ha preso in esame 267 voli direttamente collegati ad episodi di cattiva comunicazione ed incomprensioni linguistiche, su un periodo di 18 mesi, 89 dei quali si sono verificati nel Regno Unito.

Dal rapporto sono emersi alcuni casi come quello di un aereo che ha iniziato a percorrere una pista del Midlands airport senza autorizzazione, poichè il pilota non ha capito le indicazioni degli uomini radar, sforando l’incidente. Un altro caso di potenziale incidente dovuto ad una confusione linguistica sulla destra e la sinistra, è avvenuto durante l’atterraggio di un velivolo all’aeroporto di Manchester. La relazione ha rilevato anche presunte truffe con candidati stranieri che hanno superato i test dopo soli dieci giorni di lezioni, un risultato ‘quasi impossibile’ secondo uno dei realizzatori del documento. Altri operatori avrebbero ricevuto i certificati di conoscenza della lingua inglese attraverso ‘strette di mano’ o tramite amici, senza però conoscere realmente la lingua. Gli esperti britannici hanno criticato, oltre alla Gran Bretagna, anche Francia e Spagna in cui sarebbe obbligatorio rivolgersi in inglese ai piloti internazionali ma molto spesso ciò non avviene.

Lo studio ha anche evidenziato che alcuni controllori del traffico aereo fuori dall’Inghilterra non hanno sempre un livello di inglese tale da poter comunicare in modo fluente con i piloti, pur essendo obbligati a rispettare, dal 2008, uno standard internazionale. Insomma la conclusione del rapporto non lascia adito a dubbi: “i problemi di comunicazione relativi alla conoscenza della lingua – si sottolinea nelle conclusioni – sono importanti per la sicurezza aerea al pari di qualsiasi altra questione”, come ad esempio le turbolenze in volo o la gestione dei passeggeri dirompenti’. Il rapporto consiglia dunque di incrementare i controlli a campione per verificare l’effettiva conoscenza della lingua da parte di piloti e controllori ed il fatto che venga utilizzata la terminologia appropriata al posto di un linguaggio ‘semplice’ e basilare’. Il Dipartimento dei Trasporti ha replicato sottolineando che sta discutendo con la Caa in merito al rapporto e il Nats, l’organismo di controllo del traffico aereo, ha dichiarato che ogni errore è stato preso molto sul serio e sarà oggetto di indagine.
Daniele Orlandi

© Riproduzione Riservata