Dal prossimo mese la Turchia abolirà l’insegnamento dell’evoluzionismo nelle scuole

Il provvedimento è stato approvato con la riforma dei programmi scolastici lo scorso Giugno. Ma il problema, più ancora che religioso, è politico. E non riguarda solo la Turchia.

Secondo una recente modifica dei programmi scolastici turchi, l’evoluzionismo non sarà più insegnato nelle scuole primarie e secondarie, ma sarà riservato solo all’insegnamento universitario. I programmi non faranno più neanche menzione della parola evoluzione. Le modifiche, che avrebbero dovuto diventare operative nel 2019 [1], verranno più probabilmente anticipate già al mese prossimo. La misura è controversa, e ha provocato una mobilitazione dei genitori e dei docenti, anche universitari.

Alpaslan Durmus, presidente della Commissione Turca per l’Educazione (Turkey’s Board of Education), ha dichiarato: “Abbiamo escluso questa materia controversa perché gli studenti non sono ancora capaci di comprenderne il contesto scientifico”. Anche il Ministro dell’Istruzione turco, Ismet Yilmaz, ha ribadito: “È una teoria che richiede una preparazione filosofica più grande di quella che hanno gli studenti.” È evidente che, dietro queste dichiarazioni apparentemente scrupolose, si vuole giustificare una misura dettata non da motivazioni pedagogiche, bensì politiche.

La Turchia, sebbene sia composta per circa il 95% da musulmani, è secondo la sua Costituzione uno stato laico dagli anni Venti dello scorso secolo. Ciò nonostante, la politica e la cultura religiosa non hanno mai smesso di influenzare l’educazione nel Paese. L’evoluzionismo è stato sempre insegnato in maniera critica, essendo sminuito o relegato a specifici curriculum scolastici. Dopo il colpo di stato militare del 1980, nei libri di testo il creazionismo è stato proposto come un’alternativa competitiva. Attualmente l’evoluzionismo non è presentato come un fatto accertato, ma come una teoria su cui la discussione è ancora aperta [2]. Ora però il suo insegnamento sarà completamente abolito.

L’attuale Governo del Presidente Erdogan, di stampo conservatore, è accusato dagli oppositori di voler islamizzare il sistema scolastico [3]. La riforma dei programmi rientrerebbe in questa strategia, tanto più che contemporaneamente è stato introdotto nelle scuole un approfondimento dei principi della jihad.

Un problema più generale

Nel Febbraio 2017, quando la notizia dell’abolizione dell’evoluzionismo aveva iniziato a diffondersi, la rivista scientifica Nature ha ospitato alcuni brevi interventi di attivisti scientifici [4], da cui emerge che l’esempio turco è solo un’istanza di un problema più generale.

Nel primo intervento, Imparate dagli anni bui della scienza in Canada, si ricorda come, durante il recente mandato del Primo Ministro Canadese Stephen Harper (2006-2015), il governo abbia assunto un chiaro atteggiamento anti-scientifico. Sono stati licenziati più di 2000 scienziati. Programmi governativi di ricerca che studiavano, tra le altre cose, le emissioni dalle ciminiere, la sanità alimentare, le perdite di petrolio, la qualità dell’acqua e il cambiamento climatico sono stati drasticamente ridotti o del tutto aboliti. La raccolta e la conservazione dei dati scientifici è stata ostacolata attraverso il taglio dei fondi e la chiusura di molte biblioteche. Agli scienziati impiegati presso il governo non era permesso discutere le politiche governative apertamente con la stampa, senza una specifica autorizzazione che spesso non veniva concessa [5]. Con l’elezione a Primo Ministro di Justin Trudeau il corso si è invertito, ma ci vorrà del tempo prima che il Canada si riprenda da questi nove anni di repressione scientifica.

È molto facile tracciare un parallelo tra la recente esperienza canadese e l’attuale politica di Donald Trump negli Stati Uniti [6]. L’affinità del caso turco ai casi canadese e statunitense è l’insorgenza di un conflitto tra ciò che è considerato vero e ciò che è considerato conveniente o giusto. Quando gli interessi di specifici gruppi economici o religiosi vengono messi in primo piano nell’agenda governativa, allora si vorrebbe chiedere alla deontologia scientifica di turarsi il naso, e si cerca di screditare la verità scientifica ponendola sullo stesso piano di una mera opinione politica. Il rapporto logico tra scienza e politiche governative viene così rovesciato. Non è più l’azione politica a cercare fondamento nella ricerca; al contrario, spetterebbe a quest’ultima adeguarsi alle finalità preconcette – e mai messe in discussione – dell’azione politica. È probabile che nel futuro prossimo ci si riproporrà con insistenza la domanda già avanzata dal filosofo francese Lyotard: chi decide cos’è il sapere, e chi sa cosa conviene decidere? [7]

FONTE: Science Alert,

[1] Le scuole turche smetteranno insegnare la teoria dell’evoluzione di Darwin,  ilPost (23 Giugno 1017)

[2] Attitudes towards teaching evolution in Turkey,  APS News (Giugno 2013)

[3] Il Fatto Quotidiano (20 Luglio 2016)

[4] Education: Restore evolution to Turkey’s curriculum, Nature 542, 165 

[5] Research cutbacks by government alarm scientists,  CBC News (10 Gennaio 2014)

[6] Il futuro incerto della scienza sotto l’amministrazione Trump, L’Opinabile (25 Gennaio 2017)

[7] Jean-Francçois Lyotard, La condizione Postmoderna, Feltrinelli (2015); la frase citata compare a pagina 20.

Comunicazione scientifica e post-verità / 2: Perché lo scienziato deve imparare dall’oratore

(Leggi qui il primo intervento Comunicazione scientifica e post-verità: una sfida politica ed etica)

La scienza sotto attacco

La nostra società sta sperimentando gli effetti della progressiva sfiducia verso l’istituzione scientifica, che si manifestano in maniera variegata: rifiuto delle vaccinazioni; ritorno ai “rimedi naturali”; ricorso alla “medicina alternativa” in opposizione ai “farmaci imposti dalle case farmaceutiche”; negazione del cambiamento climatico; etc. Leggi tutto “Comunicazione scientifica e post-verità / 2: Perché lo scienziato deve imparare dall’oratore”

Il M5S ha fatto campagna anti-vaccini? Grillo nega, ma ci sono le prove

Ieri, 2 maggio 2017, il New York Times ha pubblicato un articolo in cui dice che il M5S ha posizioni contro i vaccini. è subito polemica, Grillo risponde sul Blog negando di aver mai fatto campagna contro i vaccini. In verità ci sono le documentazioni video. Il punto però è questo: che succede se un diffusore di complottismi è accusato di dire cose false? che risponderà rimandando al mittende l’accusa di “fake-news”, spostando il discorso dal logos al pathos, dalla ragione all’emotività Leggi tutto “Il M5S ha fatto campagna anti-vaccini? Grillo nega, ma ci sono le prove”

La crisi del modello sociale europeo e l’ondata delle destre nazionaliste

di Valentina Palladini

Vento di cambiamento in Europa. Nel giro di pochi mesi si va al voto in Francia, Germania, Olanda. La vittoria di forze apertamente anti-europeiste diventa sempre più prospettiva realizzabile e concreta. La minaccia di uno smantellamento dell’Europa preoccupa Bruxelles, che trova conforto solo nel successo di Rutte alle primarie olandesi, con un messaggio pro Europea che arersta (ma non sconfigge) la minaccia populista. (articolo del 18 Aprile 2017) Leggi tutto “La crisi del modello sociale europeo e l’ondata delle destre nazionaliste”

Pankaj Mishra: l’oscura visione del futuro di “Age of Anger”, primo grande libro dell’era Trump

Pubblicato all’inizio del 2017, il nuovo libro di Pankaj Mishra, “Age of Anger” è stato ampiamente commentato dalla stampa inglese e più in generale dai media di tutta Europa tanto che secondo il Financial Times si è assicurato un posto di riguardo tra gli intellettuali più critici dell’anno. Leggi tutto “Pankaj Mishra: l’oscura visione del futuro di “Age of Anger”, primo grande libro dell’era Trump”

Comunicazione scientifica e post-verità: una sfida politica ed etica

In sintesi: La diffusione virale di informazioni false è un problema perché mette in pericolo la società. Alcuni studi hanno mostrato come le smentite insistenti non solo siano inefficaci, ma paradossalmente accentuino il fenomeno. Si rendono perciò necessarie misure politiche che oltrepassino il libero dibattito, uno scenario che pone importanti questioni etiche circa le possibili limitazioni alla libertà di parola. Leggi tutto “Comunicazione scientifica e post-verità: una sfida politica ed etica”

Il futuro incerto della scienza sotto l’amministrazione Trump

(IMAGE CREDIT: STARTRAKS PHOTO)

Come cambierà il panorama della ricerca scientifica nella transizione dall’amministrazione Obama a quella di Trump? In verità Trump ha rilasciato poche dichiarazioni pubbliche sull’argomento, sia prima che dopo la propria elezione. Tuttavia alcuni segnali di radicale cambiamento traspaiono già dalle disposizioni dei primi giorni di presidenza, e dalle nomine dei suoi collaboratori, che appaiono poco preparati se non addirittura sostenitori di teorie pseudoscientifiche (ad esempio, nove giorni prima del suo insediamento, Trump aveva proposto il nome di un sostenitore del collegamento tra vaccini e autismo a capo di una commissione sulla sicurezza dei vaccini). Vediamo in cosa consistono, e come si contestualizzano rispetto al bilancio dell’eredità scientifica degli otto anni di presidenza Obama. Leggi tutto “Il futuro incerto della scienza sotto l’amministrazione Trump”