Interrogato dal giornalista conservatore Bill O’Reilly a proposito del disgelo con la Russia – “Putin is a killer” obietta il giornalista – Donald Trump ha risposto: “Ci sono molti killer nel mondo. Lei pensa che il nostro paese sia così innocente?” (video, dal min. 2.16). Se questa frase trova d’accordo tutti, tanto da suonare quasi banale, assume però un significato preciso, e inquietante, pronunciata da questo presidente degli Stati Uniti d’America.

Trump è senza alcun dubbio un personaggio “virale”, ha uno stile riconoscibile e che si presta molto, ma molto bene, alla caricatura e alla parodia. A nessun italiano è sfuggita una certa somiglianza con arcinoto un presidente-personaggio del bel paese.

Il problema è che Matteo Salvini, in chi osserva la sua immagine sui social network, instilla una goduria semiologica oltre ogni dire: per chi la pensa come lui, nelle sue esternazioni ritrova quella semplicità di pensiero, estremamente precisa e chiara, che dirada tutte le fumosità di questa vita contemporanea, che vorrebbe dirci che le cose sono sempre più profonde di come le si osserva.

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Le edizioni Gallimard hanno pubblicato questo gennaio un libro, La Révolution culturelle du nazisme (La rivoluzione culturale del nazismo), di Johan Chapoutot, professore alla Sorbona di Parigi.

Sul sito dell’editore si legge: “Per i nazisti, la “cultura” era all’origine della semplice trascrizione della natura. Lo snaturamento è avvenuto quando i Semiti si sono istallati in Grecia, l’evangelizzazione ha introdotto il pensiero giudeo-cristiano e in seguito la Rivoluzione francese ha inventato assurde costruzioni ideologiche come l’uguaglianza, la solidarietà, l’astrazione del diritto…). Per salvare la razza nordica-germanica, bisognava fare una “rivoluzione culturale”, ritrovare il modo di essere degli Antichi e far di nuovo coincidere natura e cultura. Così, a partire da una riformulazione del diritto e della morale, l’uomo germanico ha creduto di poter agire seguendo ciò che chiedeva la sua sopravvivenza. Grazie alla riscrittura del diritto e della morale, diventava legale e morale ferire e uccidere.”

La tesi del libro solleva un punto fondamentale: “la barbarie non è follia“. Infatti, è troppo facile e deresponsabilizzante liquidare il nazismo e Hitler come follia e orrore. Si tratta di un processo quotidiano e pensato a fondo.

In un’intervista a France Culture, il prof. Chapoutot ha affermato: “Se il nazismo ha potuto prendere consensi e potere in una nazione di cultura come la Germania, è perché i nazisti hanno proposto una rivoluzione culturale”.

Gisbert Palmié, I premi del lavoro. Si tratta di un quadro rappresentativo dell’arte di regime. Il pittore, celebre negli anni 30 per i suoi ritratti di “donne ariane”, passò il dopoguerra in Georgia (USA), dove ritrasse, tra gli altri, il presidente J.F.Kennedy.

La battaglia, oggi come allora, si svolge sul campo culturale. Dogmi e ideologie che propongono sedicenti rivoluzioni culturali o naturalistiche hanno oggi più che mai un seguito di fedelissimi. Non è sufficiente reagire col disgusto e il silenzio, ma rispondere a colpi di cultura.