La Jeune Afrique, Un immenso potenziale inespresso – Il Muzungu

Di Marco Simoncelli

I giovani africani hanno straordinarie capacità e potrebbero trainare lo sviluppo nei loro paesi e nel mondo, ma aumentano di numero più velocemente dell’attuale crescita continentale soffocata dal sistema economico mondiale. Investimenti e azioni concrete per creare lavoro, scuola e formazione tardano ad arrivare. Molti di loro si mettono in viaggio, altri sfruttano il loro innato talento imprenditoriale.

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L’Editoriale #7 – Giovine Italia

Copertina del numero 7 de L’Opinabile (Luglio/Agosto)

La copertina di questo numero richiama, per il sorriso, l’uscita di febbraio 2017 de L’Opinabile – L’insostenibile leggerezza – in cui affrontavamo un tema simile, ma dall’altro punto di vista. Per questo numero delle vacanze, abbiamo voluto opinabilmente parlare di lavoro, concretezza delle azioni. Ma per il piede incancrenito, la copertina va opposta anche a quella di marzo, che rappresentava L’Uomo che cammina. Per indicare quel che ci pare una mancanza di gioventù, da un lato, e di giovinezza, dall’altro. Cioè di speranza, di qualcosa di irrazionale. I giovani d’oggi descritti, opinabilmente, come giovini, vecchi, con vecchiaia. Leggi tutto “L’Editoriale #7 – Giovine Italia”

Calciomercanti – I giovani più giovani e la grande onta dell’argent

Sono i giovani più giovani, ma non sono l’esercito del surf. Sono giovani giovani, ma non fanno la trap. Sono i protagonisti del calciomercato 2017, ad oggi ancora in fase di svolgimento (le operazioni termineranno alle 22:59 del 31 agosto e con esse terminerà la ridondante ed estenuante produzione di news sul tema).

Di Rocco DiVincenzo

Per cosa ricorderemo il calciomercato di questa torrida estate? Sicuramente, per il trasferimento più caro della storia: l’acquisto di Neymar, attaccante classe ’92 che punta ad infrangere tutti i record della Seleçao (la nazionale che è stata dei Pelé, dei Romario e dei Ronaldo), da parte del Paris Saint German, pronto a sborsare la cifra record di 222 milioni di euro per il solo cartellino del giocatore.

Parrebbe comunque che a portare ‘O Ney a Parigi non siano stati i soldi (né lo show) ma siano state le motivazioni, come garantito in conferenza stampa dal presidente dei parigini Nasser Al-Khelaifi, ex ministro del Qatar (la nazione che di fatto ha messo sul piatto i soldi della clausola rescissoria, pagando Neymar come sponsor in vista del Mondiale del 2022), nonché personaggio più influente del calcio francese nel 2016 secondo ‘L’Equipe’.

Anche per i protagonisti del calciomercato tricolore (quello su cui volevo concentrarmi sin da principio, parlando di giovani giovani) l’argent non è stato il motore principale delle trattative di cui sono stati protagonisti.

A partire da Gianluigi Donnarumma, portiere classe ’99 del Milan: probabile erede di un altro Gianluigi tra i pali della Nazionale, il giovanissimo estremo difensore rossonero ha tenuto banco a giugno per un rinnovo di contratto quantomeno travagliato.

Dopo una estenuante trattativa (che ha visto il portiere diventare un tema caldo su Facebook, nemmeno fosse una crisi internazionale – di quelle in cui tutti diventano esperti di politica estera – o la morte di un famoso – di cui tutti diventano grandi fan), Gigio Donnarumma ha firmato un contratto da 6 milioni di euro a stagione, diventando così il terzo portiere più pagato al mondo dopo Neuer e De Gea (titolari delle rispettive nazionali).

Inoltre, ha ottenuto l’ingaggio del fratello maggiore Antonio, reduce da una stagione in Grecia con 32 gol subiti in 21 gare, come terzo portiere (ad un milione di euro all’anno. Il terzo portiere più pagato della Serie A).

Ma non è mai stata una questione di soldi e, nonostante le tempistiche avessero potuto fare pensare il contrario, Gigio non ha mai avuto dubbi sulla scelta da effettuare (come dichiarato nella conferenza stampa post rinnovo, dopo settimane di mutismo selettivo: “Sono nato e cresciuto qui, nella mia testa mai ci sono stati dubbi. Sono tifoso rossonero fin dalla nascita e questa è casa mia”).

Non è stata una questione di soldi nemmeno per Andrea Conti, terzino destro dal sicuro avvenire, autore di una ottima stagione all’Atalanta. Una stagione che ha visto i labronici conquistare l’Europa League grazie anche al gran lavoro di Gasperini, abilissimo a valorizzare i giovani giovani.

Giovani come Gagliardini, Kessie e Conti, per l’appunto. Ma se nel caso di Gagliardini e Kessie i trasferimenti siano stati quasi fisiologici (con l’Atalanta pronta a monetizzare i loro personali exploit), nel caso di Conti il cambio di maglia è avvenuto dopo un netto strappo, formalizzato dalle parole dell’agente del terzino (“Abbiamo ribadito che Conti non vuole rimanere all’Atalanta e che vuole solo andare al Milan. Per quanto ci riguarda la storia con l’Atalanta finisce qui. Ci hanno fatto una proposta di adeguamento del contratto ma non ci interessa”).

Non è stata una questione di soldi, insomma (anche se l’ingaggio di Conti è passato da 450.000 a 2 milioni di euro).

Non è stata una questione di soldi nemmeno nel caso di Federico Bernardeschi, trequartista di Massa Carrara, trasferitosi da Firenze a Torino (sponda bianconera) nel secondo trasferimento più caro dell’estate (dopo quello di Bonucci), giunto al termine di un lungo corteggiamento accompagnato dalla serenità dei tifosi viola (sempre ben propensi a vedere i propri idoli vestire la maglia della Juventus).

Dichiarava che sarebbe stato difficile vestire la maglia della Juventus e doveva essere una bandiera della Fiorentina (con tanto di endorsement della storica bandiera Antognoni), ma è diventato un Baggio 2.0, con un sinistro magnifico ma con tanto ancora da dimostrare.

Ci riuscirà? E, più in assoluto, riusciranno questi giovani giovani dagli ingaggi corposi e dalle valutazioni a tanti zero ad esprimersi al loro meglio, senza che le valutazioni affibbiategli gravino sulle loro spalle come il mondo su Atlante?

P.S.

Giunti al settimo numero de ‘L’Opinabile’, sono tornato con la mia rubrica. Avrei voluto scrivere qualche mese fa di Baccaglini e dell’improbabile cambio di proprietà del Palermo (con quali soldi avrebbe dovuto l’ex Iena acquistare la società siciliana? Solo qualcuno se l’è chiesto, mentre tutti magnificavano la figura del giovane self made man della finanza, campione di comunicazione e con la fidanzata faiga. E dopo i servizi tv e i copiosi articoli lui dedicati, il mancato closing è passato quasi in sordina), ma ero rimasto scottato dall’effettivamente avvenuto passaggio di proprietà del Milan in mano cinesi, messo da me in dubbio nel numero di gennaio. A passaggio avvenuto, a mio avviso, rimangono oscuri alcuni aspetti (e mi chiedo in primo luogo: da dove giungono i soldi per il mercato, se era già stato difficile giungere al closing e per farlo s’è dovuto ricorrere al prestito di un fondo?). L’oscurità è stata a sua volta messa in ombra dall’evidente opulenza del mercato rossonero (che ha visto anche il passaggio – a prezzi non certo contenuti – di due ‘bandiere’ come Bonucci e Biglia in rossonero. A testimonianza che i soldi non sono importanti). Noi attendiamo la luce.

Lo striscione anti-nazista (?) del Legia, la semplificazione giornalistica e l’incoerenza ultras

3 agosto, Legia Varsavia-Astana, terzo turno preliminare di Champions League. I tifosi di casa mettono in piedi una appariscente coreografia per celebrare l’anniversario della Rivolta di Varsavia (l’insurrezione della capitale contro l’occupazione nazista, iniziata nell’agosto del ’44).

Repubblica.it titola: ‘Varsavia, la coreografia shock dei tifosi del Legia per ricordare la rivolta contro i nazisti‘.

Il breve articolo, quindi, prova  a contestualizzare:  Coreografia-shock dei tifosi del Legia Varsavia. Ieri sera, contro l’Astana, in un match valido per il terzo turno preliminare di Champions League, i sostenitori polacchi hanno esibito un enorme striscione con un soldato delle SS senza volto che punta una pistola alla tempia di un bambino, la scritta “1944” in nero e la spiegazione, in inglese: “Durante la Rivolta di Varsavia i tedeschi uccisero 160mila persone. Migliaia di esse erano bambini”. Il riferimento è appunto alla Rivolta di Varsavia, iniziata l’1 agosto del 1944, durante la Seconda guerra mondiale, simbolo dell’opposizione polacca all’occupazione nazista. Sul campo, il Legia ha vinto per 1-0, ma è stato eliminato in virtù della sconfitta di Astana per 3-1.

Così scrivono più o meno tutti i giornali tricolori, che d’altra parte amano i rewrite men (lo siamo un po’ tutti, noi che scriviamo sul web).

I giornali di settore (Il Corriere dello Sport, La Gazzetta, Calciomercato.com, Yahoo Sports et cetera), ma anche realtà all news (LaPresse, Il Giornale e compagnia), si esprimono all’unisono: i tifosi del Legia Varsavia vogliono ricordare e stigmatizzare i crimini del nazismo, che ha portato alla morte di migliaia di polacchi.

In realtà, come qualcun altro ha per fortuna sottolineato (cercando di andare oltre la semplificazione), la appariscente coreografia non vuole rappresentare un messaggio antinazista.

I tifosi del Legia Varsavia non hanno mai nascosto le proprie simpatie naziste. Per accorgersene, basta fare un rapido giro nel web, laddove è facile imbattersi in foto come le seguenti.


Ma torniamo alla succitata coreografia. E andiamo a soffermarci sulle parole (che, dovremmo saperlo, sono importanti). Lo striscione correlato all’immagine del bambino con la pistola puntata alla testa da un SS senza volto recita: ‘During the Warsaw uprising Germans killed 160.000 people. Thousands of them were children’.

I tifosi del Legia parlano di Germans, non di Nazis: i crimini sono stati perpetrati dai nemici tedeschi. Poco importa siano stati nazisti.

I compostissimi tifosi del Legia Varsavia non sono nuovi a paradossi di questo tipo.

Nel settembre del 2011, prima di un match contro il Maccabi Tel Aviv, gli ultras del Legia diedero vita ad un’altra – una delle tantissime – coreografia quantomeno controversa:

In barba, all’islamofobia dilagante in Polonia (con tanto di partecipate manifestazioni contro l’invasione islamica e ulteriori coreografie con esposizione di crociati), contro gli israeliani – gli ebrei – del Maccabi, gli ultras del Legia evocano la jihad, con uno striscione scritto con caratteri che evocano palesemente l’arabo.

Agli ultras polacchi, evidentemente, poco importa la coerenza.

Disertori – L’Europa dopo la pioggia

 L’Opinabile – rivista di critica in formazione

6 marzo 1949

 Le gambe di Wilma oscillano incrociate sul letto mentre prona, ascolta il 45 giri di “Porgy’n’Bess”.  A “Casa speranza”, Hartford, Connecticut, è un appiccicoso pomeriggio di pioggia. Nei piani inferiori i vecchi bevono il solito malto, le donne Vermut corretto al lampone o con altre dolciastre alternative fruttate. Backgammon e carte francesi sui tavolini tondi di masonite.

di Carlotta Giauna Leggi tutto “Disertori – L’Europa dopo la pioggia”

Grano Salis – Leggende di cucina continentale

L’Opinabile – rivista di critica in formazione

Viaggiando sarà capitato a tutti almeno una volta di imbattersi nell’hotel che al mattino presenta una colazione di tipo continentale. Ma esiste davvero una cucina continentale e se ha delle caratteristiche ben definite. C’è davvero un’unione tra le cucine europee?

Di Elisa Ceccuzzi Leggi tutto “Grano Salis – Leggende di cucina continentale”

La frattura nascosta del voto francese: Macron, Le Pen e il cleavage città-campagna

La sfida al ballottaggio tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen rappresenta plasticamente l’accresciuta importanza di una dimensione di competizione alternativa alla (finora) prevalente linea di conflitto sinistra-destra. Una dimensione ortogonale all’asse sinistra-destra e sulla quale la letteratura scientifica non ha ancora elaborato una definizione condivisa. Si tratta del conflitto fra ‘società aperta’ e ‘società chiusa’ che oppone i fautori della globalizzazione, del multiculturalismo e dell’integrazione europea ai sostenitori della ‘demarcazione’ (Kriesi et al. 2006) del welfare chauvinism e del ritorno agli stati nazionali. Di Vincenzo Emanuele Leggi tutto “La frattura nascosta del voto francese: Macron, Le Pen e il cleavage città-campagna”

Orienta-mentis – 1917-2017: revolucija a cento anni

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Orienta- Mentis

1917- 2017: revolucija a cento anni

Renata Gravina

A cento anni dagli eventi rivoluzionari in Russia, il dibattito tra gli storici e l’osservazione dell’atteggiamento degli stati internazionali, della stampa e della diplomazia, tradiscono una diversa interpretazione del loro significato. In qualche caso una confusione tra desiderio e realismo politico.
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Wu Ming 1, Un viaggio che non promettiamo breve

Di Gerardo Iandoli

Un viaggio che non promettiamo breve (Torino, Einaudi, 2016) è l’ultimo romanzo di Wu Ming 1, uno degli autori appartenenti al collettivo di artisti Wu Ming (i testi firmati con il numero [1], indicano che solo uno degli appartenenti al collettivo ha lavorato sul testo. Ciononostante, in questi testi la collaborazione con gli altri resta costante, facendo sì che anche le opere da “solista” partecipino all’intero discorso del collettivo). L’argomento è subito dichiarato nel sottotitolo: Venticinque anni di lotte No Tav. E già dalla copertina, la curiosità del lettore viene stuzzicata: Venticinque anni? Il fenomeno dei No Tav, il quale sembra essere un movimento giovane, ha davvero raggiunto il quarto secolo di età? Leggi tutto “Wu Ming 1, Un viaggio che non promettiamo breve”