Loredana Petrone e Eliana Lamberti – Pedofilia Rosa. Il crollo dell’ultimo tabù. Edizioni Magi

Un libro ormai vecchio (2011), rimane oggi l’unico testo in lingua italiana – mentre la bibliografia estera è ricca e diversificata – su un argomento che è un vero tabù nel nostro paese: la violenza sessuale sui minori da parte di donne. Perché in Italia rimane questo tabù?

L’esperienza non si può ereditare. L’esperienza è quel che resta aggrappato ai nostri tracciati neurali di un momento ben preciso, legato ad uno spazio e a un tempo in cui è immerso un io. Quel che si può ereditare è il racconto dell’esperienza, che non essa in sé per sé: all’altro non resta che accontentarsi di uno stadio secondario, già rivisto e digerito. Fare un racconto significa già volere dare un senso a quanto vissuto, anche solo dal punto di vista cronologico. L’immediatezza del sentire, invece, è completamente preclusa all’altro.

L‘Università di Foggia ho consegnato la laurea ad honorem in Filologia, Letterature e Storia a Niccolò Ammaniti, autore del celebre romanzo Io non ho paura, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2016/17. La cerimonia si è tenuta martedì 17 gennaio a partire dalle ore 10 nell’aula magna Valeria Spada della Facoltà di Economia. L’Università di Foggia è recentemente risultata la prima università pugliese e la seconda del Meridione nella graduatoria 2016 delle Università Italiane stilata e pubblicata dal Sole24Ore.

Il bracconaggio e il mercato illegale di avorio e corni di rinceronte rappresentano uno degli affari criminali più lucrativi del mondo, dopo il traffico di droga e la tratta di esseri umani. Sul numero di febbraio de L’Opinabile pubblichiamo un approfondimento di Marco Simoncelli, per la rubrica Il Muzungu, sul fenomeno della caccia illegale e sulle possibili soluzioni.

Papa francesco ha ricevuto sabato in udienza privata al Vaticano il presidente palestinese Mahmoud Abbas, che ha inagurato l’ambasciata palestinese presso la Santa Sede e ha reiterato la sua opposizione all’ambasciata americana a Gerusalemme.

Si è spento a 91 anni Zygmint Bauman, arcinoto sociologo di formazione marxista, studioso del totalitarismo e teorico del mondo postmoderno. Fuggì dalla Germania nazista e dalla Polonia sovietica.

Non vi è alcun segno che ci faccia pensare che il 2017 sarà molto diverso dal 2016.

Sotto l‘occupazione israeliana per decenni, Gaza sarà ancora la più grande prigione a cielo aperto sulla Terra.

Negli Stati Uniti, l’uccisione di persone di colore per mano della polizia procederà senza sosta e centinaia di migliaia di persone si uniranno a quelle già ospitate nel complesso carcerario-industriale nato sulla scia di della schiavitù e delle leggi di Jim Crow.

L’Europa continuerà la sua lenta discesa verso l’autoritarismo liberale

In omaggio al linguista Tullio De Mauro, morto recentemente, ripubblichiamo le Dieci tesi per l’educazione linguistica democratica, un testo collettivo preparato dai soci del GISCEL nell’inverno e primavera del 1975 e definitivamente approvato in una riunione tenutasi alla Casa della Cultura di Roma il 26 aprile 1975. Con tale testo il GISCEL, un gruppo costituitosi nel 1973 nell’ambito della SLl, intende definire i presupposti teorici basilari e le linee d’intervento dell’educazione linguistica, proponendole all’attenzione degli studiosi e degli insegnanti italiani e di tutte le forze che, oggi, in Italia, lavorano per una scuola democratica.

I. La centralità del linguaggio verbale II. Il suo radicamento nella vita biologica, emozionale, intellettuale, sociale III. Pluralità e complessità delle capacità linguistiche IV. I diritti linguistici nella Costituzione V. Caratteri della pedagogia linguistica tradizionale VI. Inefficacia della pedagogia linguistica tradizionale VII. Limiti della pedagogia linguistica tradizionale VIII. Principi dell’educazione linguistica democratica IX. Per un nuovo curriculum per gli insegnanti X. Conclusione

Luigi De Magistris è una figura che da sempre ha il mio rispetto, per via del suo grande impegno nel cercare di rivitalizzare un territorio da troppo tempo martoriato, qual è la città di Napoli. Eppure, nella sua diatriba con lo scrittore Saviano, non posso esimermi dal notare una caduta di stile, una voler cedere a un immaginario ingiusto creatosi intorno a Saviano, solo per catturare consensi all’interno di un bacino di utenza del mondo dei social network che spesso guarda con malumore al famoso autore di Gomorra.

Su L’Opinabile è pubblicata ogni mese una piccola rubrica, L’Alternativo, in cui si discute di diversi temi attuali, indicando però possibili soluzioni al di là del luogo comune, che possono anche lasciarci scettici, ma che ci permettono di vedere il tutto in una prospettiva diversa. Prendendo spunto dal tema trattato nel numero di Gennaio (scarica gratuitamente L’Opinabile), il sistema elettorale, vi proponiamo per questa fredda serata una piccola lettura ribelle.

In questi tempi di profonda crisi del sistema partitocratico che, in tutta Europa e in America, non sembra più adeguato a garantire la democrazia – o meglio, la libertà – può essere utile andare a rileggersi Simone Weil (1909-1943), filosofa, mistica, scrittrice e militante anarchica. Fu una brillante ellenista, commentatrice di Platone e di grandi testi letterari greci, oltre che dei grandi trattati religiosi e filosofici in generale. Il suo impegno politico agguerrito la spinse a scelte importanti, come lasciare l’insegnamento per vivere la condizione operaia, partecipò alla resistenza e visse diverse tristi avventure, il tutto condito da continui dolori fisici.

Venendo da una famiglia agnostica, non fu mai battezzata, ma si considerava, ed è oggi riconosciuta, come una mistica cristiana; studiò anche, tuttavia, le scritture sacre indù. Il suo pensiero e i suoi scritti si caratterizzano per un discorso in cui un misticismo naturale si fonde alla ragione filosofica e scientifica per approdare a una dimensione politica dell’esistenza. Il filo conduttore della sua filosofia è il concetto di verità, faro e dovere imperioso e imperante, intesa filosoficamente, ma anche religiosamente, come unica, universale ed eterna, e bisogno esistenziale dell’anima umana, tra tutti i bisogni, il più sacro.

Andare a curiosare su Simone Weil, quindi, ma non chissà quale mattone filosofico; giusto un piccolo testo, un pamphlet pubblicato per la prima volta nel 1950, cioè sette anni dopo la morte dell’autrice, sulla rivista frances La Table Ronde (numero 26, per l’esattezza), e ripubblicato recentemente dalla piccola casa editrice Sillage, con un enorme successo in Francia, a riprova di quanto le tematiche affrontate siano di una stravolgente attualità in tutta Europa.

Si tratta di un’idea oggi ben nota in Italia: la filosofa francese scrive infatti una Nota sulla soppressione generale dei partiti politici:

« Les partis sont un merveilleux mécanisme par la vertu duquel, dans toute l’étendue d’un pays, pas un esprit ne donne son attention à l’effort de discerner, dans les affaires publiques, le bien, la justice, la vérité. (…) Si on confiait au diable l’organisation de la vie publique, il ne pourrait rien imaginer de plus ingénieux. »

(I partiti sono un meraviglioso meccanismo grazie al quale, su tutto il paese, non una sola testa presta attenzione allo sforzo di discernere, negli affari pubblici, il bene, la giustizia, la verità. (…) Se confidassimo al diavolo l’organizzazione della vita pubblica, non potrebbe immaginare nulla di più ingegnoso.)

“Come dare, infatti, agli uomini che compongono il popolo di Francia la possibilità di esprimere qualche volta un giudizio sui grande problemi della vita pubblica ? – si chiede la filosofa – Come impedire, nel momento in cui si interroga il popolo, che circoli attraverso lui qualche sorta di pazzia collettiva? Se non si riflette su questi due punti, è inutile parlare di legittimità del sistema repubblicano”.

Quindi, propone Simone Weil, è necessario sopprimere, sic et simpliciter, i partiti politici, “organismi pubblicamente, ufficialmente, costituiti in modo da uccidere nell’anima il senso della verità e della giustizia”. I partiti sono per definizione al servizio di una ideologia alla quale fanno propaganda – ne va della loro stessa esistenza – ed essendo lo scopo della propaganda quello di convincere, e non di “comunicare la luce” (sic), i partiti non possono che essere nocivi alla società politica.

“Supponiamo che un membro di un partito – deputato, candidato o un semplice militante – prenda pubblicamente il seguente impegno : « ogni volta che esaminerò un problema politico o sociale, mi impegno a dimenticare completamente il fatto che sono membro di tal gruppo, e a preoccuparmi esclusivamente a discernere il bene pubblico e la giustizia.” Questo linguaggio sarebbe accolto molto male. I suoi compagni, e anche molti altri, l’accuserebbero di tradimento. I meno ostili direbbero: “Ma allora, perché ha aderito a un partito?”