L’Editoriale #7 – Giovine Italia

Copertina del numero 7 de L’Opinabile (Luglio/Agosto)

La copertina di questo numero richiama, per il sorriso, l’uscita di febbraio 2017 de L’Opinabile – L’insostenibile leggerezza – in cui affrontavamo un tema simile, ma dall’altro punto di vista. Per questo numero delle vacanze, abbiamo voluto opinabilmente parlare di lavoro, concretezza delle azioni. Ma per il piede incancrenito, la copertina va opposta anche a quella di marzo, che rappresentava L’Uomo che cammina. Per indicare quel che ci pare una mancanza di gioventù, da un lato, e di giovinezza, dall’altro. Cioè di speranza, di qualcosa di irrazionale. I giovani d’oggi descritti, opinabilmente, come giovini, vecchi, con vecchiaia. Leggi tutto “L’Editoriale #7 – Giovine Italia”

La Jeune Afrique, Un immenso potenziale inespresso – Il Muzungu

Di Marco Simoncelli

I giovani africani hanno straordinarie capacità e potrebbero trainare lo sviluppo nei loro paesi e nel mondo, ma aumentano di numero più velocemente dell’attuale crescita continentale soffocata dal sistema economico mondiale. Investimenti e azioni concrete per creare lavoro, scuola e formazione tardano ad arrivare. Molti di loro si mettono in viaggio, altri sfruttano il loro innato talento imprenditoriale.

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Il Mitologo – Promesse di gioventù

Di Gerardo Iandoli

Quando si parla di giovani, oggi, si compie un passaggio logico che appare ovvio, ma che in realtà non lo è affatto: si dà per scontato che l’essere giovani sia un valore di per sé. Ma, per essere davvero onesti nei confronti della gioventù, bisogna analizzare quali sono i termini e i limiti di questo particolare valore.

(Immagine: Lucio Fontana, Concetto spaziale, attese. 1968)

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Disertori – “War Games nel ventre della Balena Blu”

E’ quasi sera. Le erbacce, sottili fasci di foglie vibrate dal vento nelle crepe dell’asfalto dissestato.

Tutto sembra, cielo e palazzi, forgiato nel metallo o in una cartapesta cerulea immobile. Come vecchi fondali di una scenografia teatrale buttati in qualche magazzino e dimenticati, si stagliano in una percorrenza veloce dai finestrini del pulman.

Di Carlotta Giauna (immagine: “Le avventure di Pinocchio” illustrazioni di Roland Topor 1972)

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Non calpestarmi – “No pain, no gain” non fa poi così ridere

di Federico Maiozzi

 

Come in tutti gli stati del mondo, democratici o meno, grandi o piccoli, anche negli Stati Uniti le sorti del paese sono rette in buonissima parte da un ristretto numero di famiglie ricchissime, e per lo più di “antiche” tradizioni, che indirizzano qualsiasi attività umana della nazione. Dall’elezione del presidente al menù delle mense scolastiche degli asili nido. Leggi tutto “Non calpestarmi – “No pain, no gain” non fa poi così ridere”

Calciomercanti – I giovani più giovani e la grande onta dell’argent

Sono i giovani più giovani, ma non sono l’esercito del surf. Sono giovani giovani, ma non fanno la trap. Sono i protagonisti del calciomercato 2017, ad oggi ancora in fase di svolgimento (le operazioni termineranno alle 22:59 del 31 agosto e con esse terminerà la ridondante ed estenuante produzione di news sul tema).

Di Rocco DiVincenzo

Per cosa ricorderemo il calciomercato di questa torrida estate? Sicuramente, per il trasferimento più caro della storia: l’acquisto di Neymar, attaccante classe ’92 che punta ad infrangere tutti i record della Seleçao (la nazionale che è stata dei Pelé, dei Romario e dei Ronaldo), da parte del Paris Saint German, pronto a sborsare la cifra record di 222 milioni di euro per il solo cartellino del giocatore.

Parrebbe comunque che a portare ‘O Ney a Parigi non siano stati i soldi (né lo show) ma siano state le motivazioni, come garantito in conferenza stampa dal presidente dei parigini Nasser Al-Khelaifi, ex ministro del Qatar (la nazione che di fatto ha messo sul piatto i soldi della clausola rescissoria, pagando Neymar come sponsor in vista del Mondiale del 2022), nonché personaggio più influente del calcio francese nel 2016 secondo ‘L’Equipe’.

Anche per i protagonisti del calciomercato tricolore (quello su cui volevo concentrarmi sin da principio, parlando di giovani giovani) l’argent non è stato il motore principale delle trattative di cui sono stati protagonisti.

A partire da Gianluigi Donnarumma, portiere classe ’99 del Milan: probabile erede di un altro Gianluigi tra i pali della Nazionale, il giovanissimo estremo difensore rossonero ha tenuto banco a giugno per un rinnovo di contratto quantomeno travagliato.

Dopo una estenuante trattativa (che ha visto il portiere diventare un tema caldo su Facebook, nemmeno fosse una crisi internazionale – di quelle in cui tutti diventano esperti di politica estera – o la morte di un famoso – di cui tutti diventano grandi fan), Gigio Donnarumma ha firmato un contratto da 6 milioni di euro a stagione, diventando così il terzo portiere più pagato al mondo dopo Neuer e De Gea (titolari delle rispettive nazionali).

Inoltre, ha ottenuto l’ingaggio del fratello maggiore Antonio, reduce da una stagione in Grecia con 32 gol subiti in 21 gare, come terzo portiere (ad un milione di euro all’anno. Il terzo portiere più pagato della Serie A).

Ma non è mai stata una questione di soldi e, nonostante le tempistiche avessero potuto fare pensare il contrario, Gigio non ha mai avuto dubbi sulla scelta da effettuare (come dichiarato nella conferenza stampa post rinnovo, dopo settimane di mutismo selettivo: “Sono nato e cresciuto qui, nella mia testa mai ci sono stati dubbi. Sono tifoso rossonero fin dalla nascita e questa è casa mia”).

Non è stata una questione di soldi nemmeno per Andrea Conti, terzino destro dal sicuro avvenire, autore di una ottima stagione all’Atalanta. Una stagione che ha visto i labronici conquistare l’Europa League grazie anche al gran lavoro di Gasperini, abilissimo a valorizzare i giovani giovani.

Giovani come Gagliardini, Kessie e Conti, per l’appunto. Ma se nel caso di Gagliardini e Kessie i trasferimenti siano stati quasi fisiologici (con l’Atalanta pronta a monetizzare i loro personali exploit), nel caso di Conti il cambio di maglia è avvenuto dopo un netto strappo, formalizzato dalle parole dell’agente del terzino (“Abbiamo ribadito che Conti non vuole rimanere all’Atalanta e che vuole solo andare al Milan. Per quanto ci riguarda la storia con l’Atalanta finisce qui. Ci hanno fatto una proposta di adeguamento del contratto ma non ci interessa”).

Non è stata una questione di soldi, insomma (anche se l’ingaggio di Conti è passato da 450.000 a 2 milioni di euro).

Non è stata una questione di soldi nemmeno nel caso di Federico Bernardeschi, trequartista di Massa Carrara, trasferitosi da Firenze a Torino (sponda bianconera) nel secondo trasferimento più caro dell’estate (dopo quello di Bonucci), giunto al termine di un lungo corteggiamento accompagnato dalla serenità dei tifosi viola (sempre ben propensi a vedere i propri idoli vestire la maglia della Juventus).

Dichiarava che sarebbe stato difficile vestire la maglia della Juventus e doveva essere una bandiera della Fiorentina (con tanto di endorsement della storica bandiera Antognoni), ma è diventato un Baggio 2.0, con un sinistro magnifico ma con tanto ancora da dimostrare.

Ci riuscirà? E, più in assoluto, riusciranno questi giovani giovani dagli ingaggi corposi e dalle valutazioni a tanti zero ad esprimersi al loro meglio, senza che le valutazioni affibbiategli gravino sulle loro spalle come il mondo su Atlante?

P.S.

Giunti al settimo numero de ‘L’Opinabile’, sono tornato con la mia rubrica. Avrei voluto scrivere qualche mese fa di Baccaglini e dell’improbabile cambio di proprietà del Palermo (con quali soldi avrebbe dovuto l’ex Iena acquistare la società siciliana? Solo qualcuno se l’è chiesto, mentre tutti magnificavano la figura del giovane self made man della finanza, campione di comunicazione e con la fidanzata faiga. E dopo i servizi tv e i copiosi articoli lui dedicati, il mancato closing è passato quasi in sordina), ma ero rimasto scottato dall’effettivamente avvenuto passaggio di proprietà del Milan in mano cinesi, messo da me in dubbio nel numero di gennaio. A passaggio avvenuto, a mio avviso, rimangono oscuri alcuni aspetti (e mi chiedo in primo luogo: da dove giungono i soldi per il mercato, se era già stato difficile giungere al closing e per farlo s’è dovuto ricorrere al prestito di un fondo?). L’oscurità è stata a sua volta messa in ombra dall’evidente opulenza del mercato rossonero (che ha visto anche il passaggio – a prezzi non certo contenuti – di due ‘bandiere’ come Bonucci e Biglia in rossonero. A testimonianza che i soldi non sono importanti). Noi attendiamo la luce.

Lo striscione anti-nazista (?) del Legia, la semplificazione giornalistica e l’incoerenza ultras

3 agosto, Legia Varsavia-Astana, terzo turno preliminare di Champions League. I tifosi di casa mettono in piedi una appariscente coreografia per celebrare l’anniversario della Rivolta di Varsavia (l’insurrezione della capitale contro l’occupazione nazista, iniziata nell’agosto del ’44).

Repubblica.it titola: ‘Varsavia, la coreografia shock dei tifosi del Legia per ricordare la rivolta contro i nazisti‘.

Il breve articolo, quindi, prova  a contestualizzare:  Coreografia-shock dei tifosi del Legia Varsavia. Ieri sera, contro l’Astana, in un match valido per il terzo turno preliminare di Champions League, i sostenitori polacchi hanno esibito un enorme striscione con un soldato delle SS senza volto che punta una pistola alla tempia di un bambino, la scritta “1944” in nero e la spiegazione, in inglese: “Durante la Rivolta di Varsavia i tedeschi uccisero 160mila persone. Migliaia di esse erano bambini”. Il riferimento è appunto alla Rivolta di Varsavia, iniziata l’1 agosto del 1944, durante la Seconda guerra mondiale, simbolo dell’opposizione polacca all’occupazione nazista. Sul campo, il Legia ha vinto per 1-0, ma è stato eliminato in virtù della sconfitta di Astana per 3-1.

Così scrivono più o meno tutti i giornali tricolori, che d’altra parte amano i rewrite men (lo siamo un po’ tutti, noi che scriviamo sul web).

I giornali di settore (Il Corriere dello Sport, La Gazzetta, Calciomercato.com, Yahoo Sports et cetera), ma anche realtà all news (LaPresse, Il Giornale e compagnia), si esprimono all’unisono: i tifosi del Legia Varsavia vogliono ricordare e stigmatizzare i crimini del nazismo, che ha portato alla morte di migliaia di polacchi.

In realtà, come qualcun altro ha per fortuna sottolineato (cercando di andare oltre la semplificazione), la appariscente coreografia non vuole rappresentare un messaggio antinazista.

I tifosi del Legia Varsavia non hanno mai nascosto le proprie simpatie naziste. Per accorgersene, basta fare un rapido giro nel web, laddove è facile imbattersi in foto come le seguenti.


Ma torniamo alla succitata coreografia. E andiamo a soffermarci sulle parole (che, dovremmo saperlo, sono importanti). Lo striscione correlato all’immagine del bambino con la pistola puntata alla testa da un SS senza volto recita: ‘During the Warsaw uprising Germans killed 160.000 people. Thousands of them were children’.

I tifosi del Legia parlano di Germans, non di Nazis: i crimini sono stati perpetrati dai nemici tedeschi. Poco importa siano stati nazisti.

I compostissimi tifosi del Legia Varsavia non sono nuovi a paradossi di questo tipo.

Nel settembre del 2011, prima di un match contro il Maccabi Tel Aviv, gli ultras del Legia diedero vita ad un’altra – una delle tantissime – coreografia quantomeno controversa:

In barba, all’islamofobia dilagante in Polonia (con tanto di partecipate manifestazioni contro l’invasione islamica e ulteriori coreografie con esposizione di crociati), contro gli israeliani – gli ebrei – del Maccabi, gli ultras del Legia evocano la jihad, con uno striscione scritto con caratteri che evocano palesemente l’arabo.

Agli ultras polacchi, evidentemente, poco importa la coerenza.

Libertà di riproduzione bibliografica, finalmente è legge

Una norma di civiltà richiesta a gran voce dagli studiosi e dai ricercatori. Da oggi, infatti, è legge dello Stato la possibilità per i privati di riprodurre liberamente beni bibliografici e archivistici, senza necessità di autorizzazioni o del pagamento di un canone, sempre che l’uso sia per motivi di studio e ricerca e non a fini commerciali.

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Daniele Luttazzi – Mentana a Elm Street 

Riproponiamo per la rubrica “riflessioni opinabili” un articolo di Daniele Luttazzi del 2010, utilissimo per fare un doveroso distinguo tra la Satira, che attacca anche violentemente il potere, e la violenza della derisione delle vittime del potere.

La satira è nobile perché il suo bersaglio (il potere e le sue declinazioni oppressive) merita di essere attaccato. E’ questo principio a rendere disgustoso e fascistoide, invece, il ridicolo a scopo di tortura (le foto di Abu Grahib); il dileggio verso chi ha subito un torto (le foto di Veronica Lario a seno nudo pubblicate da Libero); e lo sfottò continuo contro chi osa opporsi all’illegalità berlusconiana (gli editoriali di Renato Farina su Panorama prima che venisse scoperta la sua attività spionistica per conto del Sismi; i corsivi di Marcenaro sul Foglio; gli attacchi del Giornale; i fondi di Feltri; lo scherno di Ghedini contro la Bonino ad Annozero).
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Istat conferma: disoccupazione in calo. Record occupazione delle donne, non accadeva dal 1977

Sono numeri confortanti, quelli diffusi nelle ultime ore dall‘Istat in merito alla situazione occupazionale del Paese. Cifre che mostrano un lieve ma consolidato miglioramento, un segnale importante che permette di allontanare lo spettro di una crisi economica duratura e trasversale, e guardare all’immediato futuro con maggiore ottimismo. Del resto i dati dell’istituto parlano chiaro: la disoccupazione a giugno è in calo dello 0,2% rispetto al mese di maggio, un valore analogo a quello del mese di aprile 2017 e, facendo un
passo indietro nel tempo, ai livelli di settembre-ottobre 2012. Nota a sè merita l’analisi sul tasso di occupazione delle donne di età compresa tra i 15 ed i 64 anni: mai prima, sin dall’avvio delle serie storiche dal 1977, aveva toccato picchi così alti. L’Istat ha confermato che ha raggiunto il 48,8%, un valore decisamente alto e che fa ben sperare per il breve e medio periodo, contestualizzandolo al contesto storico.

Inoltre, dopo il calo di maggio, torna a crescere anche il numero degli occupati con 23mila unità in più sui base mensile. Incremento dovuto, sottolinea l’Istituto, al rialzo dei dipendenti a termine, aumentati di 37mila unità, e che ha consentito un seppur parziale recupero rispetto alla flessione registrata nel mese di maggio. Di buon auspicio anche il calo del tasso di disoccupazione giovanile, per l’età compresa tra 15 e 24 anni: nel mese di giugno il calo registrato è di 1,1 punti percentuali rispetto a maggio, porrtandosi al 35,4%; un valore ancora molto alto ma che potrebbe calare ulteriormente nei prossimi mesi. Infine il numero dei dipendenti a termine ha toccato quota 2,69 milioni a giugno: si tratta del valore più alto dal 1992, anno a partire dal quale sono state rese disponibili le serie per questo dato.

Daniele Orlandi