L’Editoriale #8 – La questione di genere oggi riguarda il maschio

 

Dopo l’immigrazione, il dibattito più incandescente è quello sulla violenza sulle donne. Non sembra nemmeno il caso di ricordare gli innumerevoli casi degli ultimi mesi, come le accuse di molestie hollywoodiane a scoppio ritardato, gli stupri diventati casi nazionali, come quello scandaloso dei carabinieri di Firenze, e gli innumerevoli femminicidi. Cerchiamo di descrivere il problema nei suoi effetti più profondi, per rilevare a grandi linee quella che ci sembra oggi la vera questione sessuale: quella del maschio.

di Antonio Marvasi

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Le Streghe della Città

DISERTORI

Di Carlotta Giauna

“Non scherzate ragazzi

due sono scese dal tram desiderio.

Le streghe hanno carne, hanno seno, hanno gambe, hanno ventre.

Di giorno vi danno i bacetti, di notte le angosce.

Non serve nascondersi giù nelle cantine

Non serve sprangare le porte e i cancelli.

Nessun può fermare le belle streghine.

Per strada, al teatro, al caffè,

vi fanno dei dolci saluti

voi subito un bel sorriso

e il vostro destino è deciso ragazzi, siete perduti.

Le streghe, uh! Uh! Uh! Leggi tutto “Le Streghe della Città”

Il Caffè omeopatico

SACCADI

di Enricco Varriale

Nonostante la grande diffusione attuale dell’omeopatia, sono poche le persone che conoscono in quali aspetti questa medicina differisce da quella ufficiale, quando e dove nacque, come si preparano i medicinali e cosa dicono le evidenze sperimentali sulla sua efficacia. Allora oggi prepariamo insieme un caffè omeopatico. Leggi tutto “Il Caffè omeopatico”

La Velina bionda è nera: uno scontro di… beltà.

IL MITOLOGO

Di Gerardo Iandoli

Le veline nascono come parodia delle vallette, ma ben presto finiscono per partecipare al ruolo canonico della bellezza femminile in televisione. Però, nell’ultima edizione di Striscia la Notizia, il ruolo della bionda è stato ricoperto – genialità di Antonio Ricci – da una ragazza di colore con i capelli tinti.

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Africa gay: un tabù frutto della confusione storica

IL MUZUNGU

di Marco Simoncelli

Essere gay nel continente africano significa vivere senza diritti, nello stigma ed emarginato. In molti casi si rischia il carcere o la pena di morte. Generalmente l’opinione pubblica vede gli LGBT come un’anomalia sociale importata dall’Occidente colonizzatore, ma il passato ci racconta un’altra storia.

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L’Europa non è un paese per donne (ma può diventarlo)

L’EUROPEIDE – di Valentina Palladini

La violenza di genere non si esplica solo nei crimini e negli omicidi legati alla violenza individuale maschile ma è anche il segnale di una mancata parità di diritti ed opportunità tra donne e uomini, a livello culturale ma anche “pratico”. Tuttavia, anche laddove l’emancipazione femminile è considerata una meta pienamente raggiunta, la violenza domestica sulle donne registra dati impressionati. E il silenzio delle vittime di questi abusi resta ancora assordante.

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Dal prossimo mese la Turchia abolirà l’insegnamento dell’evoluzionismo nelle scuole

Il provvedimento è stato approvato con la riforma dei programmi scolastici lo scorso Giugno. Ma il problema, più ancora che religioso, è politico. E non riguarda solo la Turchia.

Secondo una recente modifica dei programmi scolastici turchi, l’evoluzionismo non sarà più insegnato nelle scuole primarie e secondarie, ma sarà riservato solo all’insegnamento universitario. I programmi non faranno più neanche menzione della parola evoluzione. Le modifiche, che avrebbero dovuto diventare operative nel 2019 [1], verranno più probabilmente anticipate già al mese prossimo. La misura è controversa, e ha provocato una mobilitazione dei genitori e dei docenti, anche universitari.

Alpaslan Durmus, presidente della Commissione Turca per l’Educazione (Turkey’s Board of Education), ha dichiarato: “Abbiamo escluso questa materia controversa perché gli studenti non sono ancora capaci di comprenderne il contesto scientifico”. Anche il Ministro dell’Istruzione turco, Ismet Yilmaz, ha ribadito: “È una teoria che richiede una preparazione filosofica più grande di quella che hanno gli studenti.” È evidente che, dietro queste dichiarazioni apparentemente scrupolose, si vuole giustificare una misura dettata non da motivazioni pedagogiche, bensì politiche.

La Turchia, sebbene sia composta per circa il 95% da musulmani, è secondo la sua Costituzione uno stato laico dagli anni Venti dello scorso secolo. Ciò nonostante, la politica e la cultura religiosa non hanno mai smesso di influenzare l’educazione nel Paese. L’evoluzionismo è stato sempre insegnato in maniera critica, essendo sminuito o relegato a specifici curriculum scolastici. Dopo il colpo di stato militare del 1980, nei libri di testo il creazionismo è stato proposto come un’alternativa competitiva. Attualmente l’evoluzionismo non è presentato come un fatto accertato, ma come una teoria su cui la discussione è ancora aperta [2]. Ora però il suo insegnamento sarà completamente abolito.

L’attuale Governo del Presidente Erdogan, di stampo conservatore, è accusato dagli oppositori di voler islamizzare il sistema scolastico [3]. La riforma dei programmi rientrerebbe in questa strategia, tanto più che contemporaneamente è stato introdotto nelle scuole un approfondimento dei principi della jihad.

Un problema più generale

Nel Febbraio 2017, quando la notizia dell’abolizione dell’evoluzionismo aveva iniziato a diffondersi, la rivista scientifica Nature ha ospitato alcuni brevi interventi di attivisti scientifici [4], da cui emerge che l’esempio turco è solo un’istanza di un problema più generale.

Nel primo intervento, Imparate dagli anni bui della scienza in Canada, si ricorda come, durante il recente mandato del Primo Ministro Canadese Stephen Harper (2006-2015), il governo abbia assunto un chiaro atteggiamento anti-scientifico. Sono stati licenziati più di 2000 scienziati. Programmi governativi di ricerca che studiavano, tra le altre cose, le emissioni dalle ciminiere, la sanità alimentare, le perdite di petrolio, la qualità dell’acqua e il cambiamento climatico sono stati drasticamente ridotti o del tutto aboliti. La raccolta e la conservazione dei dati scientifici è stata ostacolata attraverso il taglio dei fondi e la chiusura di molte biblioteche. Agli scienziati impiegati presso il governo non era permesso discutere le politiche governative apertamente con la stampa, senza una specifica autorizzazione che spesso non veniva concessa [5]. Con l’elezione a Primo Ministro di Justin Trudeau il corso si è invertito, ma ci vorrà del tempo prima che il Canada si riprenda da questi nove anni di repressione scientifica.

È molto facile tracciare un parallelo tra la recente esperienza canadese e l’attuale politica di Donald Trump negli Stati Uniti [6]. L’affinità del caso turco ai casi canadese e statunitense è l’insorgenza di un conflitto tra ciò che è considerato vero e ciò che è considerato conveniente o giusto. Quando gli interessi di specifici gruppi economici o religiosi vengono messi in primo piano nell’agenda governativa, allora si vorrebbe chiedere alla deontologia scientifica di turarsi il naso, e si cerca di screditare la verità scientifica ponendola sullo stesso piano di una mera opinione politica. Il rapporto logico tra scienza e politiche governative viene così rovesciato. Non è più l’azione politica a cercare fondamento nella ricerca; al contrario, spetterebbe a quest’ultima adeguarsi alle finalità preconcette – e mai messe in discussione – dell’azione politica. È probabile che nel futuro prossimo ci si riproporrà con insistenza la domanda già avanzata dal filosofo francese Lyotard: chi decide cos’è il sapere, e chi sa cosa conviene decidere? [7]

FONTE: Science Alert,

[1] Le scuole turche smetteranno insegnare la teoria dell’evoluzione di Darwin,  ilPost (23 Giugno 1017)

[2] Attitudes towards teaching evolution in Turkey,  APS News (Giugno 2013)

[3] Il Fatto Quotidiano (20 Luglio 2016)

[4] Education: Restore evolution to Turkey’s curriculum, Nature 542, 165 

[5] Research cutbacks by government alarm scientists,  CBC News (10 Gennaio 2014)

[6] Il futuro incerto della scienza sotto l’amministrazione Trump, L’Opinabile (25 Gennaio 2017)

[7] Jean-Francçois Lyotard, La condizione Postmoderna, Feltrinelli (2015); la frase citata compare a pagina 20.